venerdì 12 ottobre 2012

L'Autogrill


L'Autogrill è un luogo in cui tutti gli esseri umani devono recarsi prima o poi, oserei dire quasi una Mecca padana. La sensazione che si ha appena si varca la porta a vetri - che puntualmente pesa una tonnellata; sfido a trovare qualcuno che riesca ad entrare all'Autogrill senza assumere un'espressione da culturista al momento del sollevamento del bilanciere - è di entrare in un rifugio, in una sorta di paradiso del viaggiatore in cui ogni tipo di regola può essere infranta senza remore.

La prima cosa che ci attira all'interno di questo mondo fantastico è certamente la vetrina in cui sono esposte le cibarie, presenti in ogni declinazione possibile e immaginabile: panini al prosciutto, panini al pomodoro, panini con la cotoletta, muffin alla plastica, brioche di cartone e pizzette acquistate a un negozio dell'antiquariato. Nonostante l'infinita gamma di proposte, il viaggiatore tende a osservare a lungo il tripudio di calorie nascosto dietro un vetro per ricadere sempre sulla stessa scelta: la Rustichella. Proporrei all'Università di Pisa di fare uno studio sulla Rustichella. Anzi, se il Magnifico Rettore dell'Università in questione (sapete, sono sicura che anche lui legge il mio blog) accogliesse la mia proposta non farebbe altro che un investimento azzeccato per costruire la società di domani. Ci sarebbe da capire perché un cibo così palesemente finto attira un numero così elevato di persone: cioè, per capirci, l'uovo fritto di plastica che da piccola ho trovato incluso nella Nouvelle Cuisine aveva un sapore migliore.
Ne vendono talmente tanta, di Rustichella, che secondo me l'Autogrill ha una Marketing Division, una Production Division e una Rustichella Division. Non gli serve nient'altro.
Torniamo al nostro automobilista appena entrato in questo Eden dell'Autostrada.





Dopo avere stabilito l'obiettivo cibario della propria venuta in codesto loco ameno, egli si reca a fare la coda per il bagno a causa di quello stimolo di pipì che travolge chiunque stia viaggiando in auto. Le strade che si aprono a questo punto sono due: o sei un uomo, e allora la cosa avrà una durata media di tre minuti, o sei una donna, e lì son cazzi. I tempi di attesa di un bagno di un Autogrill per donne oscillano tra i venti e i trenta minuti; anche perché generalmente ci si ferma proprio nel momento in cui hanno appena parcheggiato tre pullman di donnine di ritorno da una gita da Padre Pio con annessa vendita di pentole. Questo tipico esemplare di genere femminile risulta particolarmente agguerrito nei contesti in cui si debba attendere in coda: dal dottore, alle poste, al banco gastronomia dell'Esselunga. Non parliamo della coda per il bagno dell'Autogrill: la femmina-da-attesa (ribattezzeremo così questo animale) ha una memoria fotografica che le permette di ricordare non solo chi stava davanti a lei, ma anche l'ordine intero della coda con annesso orario di arrivo di ognuna delle astanti.

Una volta espletate le proprie funzioni corporee, e dopo aver accuratamente evitato di lasciare la monetina di offerta alla signora che si occupa della pulizia dei bagni, l'automobilista si reca alla cassa per fare la coda (ancora) al fine di ottenere lo scontrino che fungerà come lasciapassare per accedere al paradiso della Rustichella. L'Autogrill è una scuola di vita: ti insegna che per ottenere qualsiasi cosa te la devi sudare facendo la coda ed evitando di spintonare la femmina-da-attesa (c'è anche alla coda per la cassa, sì) che ti sta davanti. 
Una volta ottenuto l'agognato bigliettino, si va al banco e (dopo la consueta coda) si ottiene la Rustichella. E' in questo momento che il cervello dell'automobilista inizia a fare le capriole: mangiando questo cibo - che deve essere per forza allucinogeno - inizia a vagare per l'area "intrattenimento" e si lascia sedurre da oggetti dall'indiscussa utilità. Ricordiamo tra essi il maialino di peluche che grugnisce ogni volta che gli si passa davanti, il portapenne a forma di tirannosauro, il mezzo metro di Kinder cioccolato e il libro "Cucina con Buddy Valastro", dove si può reperire la ricetta "tipicamente italiana" approntata dal nostro fedelissimo e "tipicamente italiano" Buddy: il pollo all'ananas in salsa di nocciole al curry.
L'automobilista quindi si fa di nuovo la sua brava coda, stavolta senza lamentarsi in quanto sa benissimo che sta acquistando delle stronzate, pertanto è meglio cercare di attirare l'attenzione il meno possibile.





Desidero dilungarmi nuovamente sulla coda che generalmente si deve affrontare alla cassa dell'Autogrill: si tratta di una coda studiata dal Maligno, in quanto palesemente ingannevole. Mi spiego meglio: ti metti in coda e davanti a te hai tre persone. "Benissimo, farò presto". SBAGLIATO. La cassiera è UNA sola e deve gestire tre casse grazie ad un evolutissimo sgabello girevole che le permette di gestire in contemporanea ben tre registratori diversi. Di  cui uno dedicato alla riscossione delle vincite dei gratta e vinci che le persone acquistano in Autogrill puntuali come si acquista il pandoro a Natale (o il panettone senza canditi, se siete dell'altra fazione).

L'automobilista, orgoglioso dei propri acquisti, esce dall'Autogrill e, dopo aver affrontato la coltre di fumo provocata dalle sigarette di tutto coloro che si adunano all'uscita a fumare come se avessero appena finito di fare l'amore, rientra nella propria auto uscendo finalmente dal trip in cui si trovava.

Apre un sacchetto, vede il maialino grugnante. Si guarda la panza, vede chiaramente che fine ha fatto la Rustichella. Apre l'altro sacchetto, vede le scorte mondiali di Tuc che ha comprato. Apre il portafogli, non ci vede niente. 

lunedì 8 ottobre 2012

Flusso di coscienza

E' normale. Ce tocca. E neppure con l'intervallo che ti fanno credere: bella mia, non è una volta al mese. Qui si tratta di una volta ogni 28 giorni. Avete capito benissimo, sto parlando di lui: il ciclo mestruale.

Personalmente, è da quando ho 12 anni che anelo alla menopausa. Quel fantastico momento in cui potrò evitare di portare una farmacia in borsa. In cui potrò evitare di trascorrere ogni ora di ritardo del mio ciclo a scegliere un nome per i due gemelli che mi autoconvinco di portare in grembo. In cui potrò dire addio alla pausa perizoma per 7 giorni (il giorno prima e il giorno dopo il ciclo non lo metto per sicurezza, non si sa mai che te combina 'sto stronzo). In cui potrò risparmiare un mutuo per comprarmi i correttori nascondi-sfogo-da-ciclo.

Praticamente fin da piccole ci hanno insegnato che la donna è fortunata perché può avere figli. A due anni ti sbattono già un bambolotto in braccio, e i bambolotti di oggi rompono già: ci sono quelli che piangono, quelli che sbavano, quelli che ti chiamano in continuazione "mam-ma" con una voce robotica che manco se scopi con Robocop ti esce un figlio così.
Da notare che però omettono di dirti come si fanno i marmocchi: gli adulti glissano elegantemente sia sulla parte divertente (dai su, avete capito) che su quella diciamo dell'espulsione del fardello.
Ti inventano che si nasce sotto un cavolo (è per quello che i bambini mi puzzano?) o che sei stato portato ai tuoi genitori da una cicogna. Cioè da un uccello. Cioè ti stanno implicitamente dicendo quello che scoprirai di lì a cinque anni: tutto parte da un pennuto. Arrivi a otto anni che sei convinto di essere nato in una voliera.






Arrivano poi i fatidici dieci anni, l'età in cui ti raccontano che c'è stato un pisellino che è entrato in una patatina, ha lasciato un fagiolino e sei nato tu. Allora ti convinci che sei nato da Bonduelle. Dimmi tu come si può pensare che dei figlioli vengano su sani.
Per le bambine, poco dopo è il momento di essere preparate dalla mamma (ve lo consiglio vivamente; io personalmente ho scoperto tutto tramite il film "Ritorno alla Laguna Blu") al momento fatidico in cui diventeranno signorine. Da me si dice così, "diventi signorina". Una presa di culo, dai. E' da lì che finiscono i giochi.

Ricordo ancora oggi il mio primo giorno di ciclo. Indossavo pantaloni larghi stile rapper della East Coast, rigorosamente neri, e andavo in giro con una camminata da Nonna Papera. Non mi muovevo. E mi incavolavo ogni volta che vedevo quella della pubblicità che ti diceva che con Nuvenia potevi fare bungee jumping: io il bungee jumping non lo faccio di mio, figurati se mi metto a buttarmi sotto un ponte mentre ho il ciclo.

Vedi in tv tutte quelle donnine felici di indossare un assorbente con delle microgonne bianche, che escono con uomini attraenti e che (attenzione attenzione) sorridono. Parliamo chiaro: chi di noi osa sorridere in quei giorni? Ma dico, non hanno mai sentito parlare della sindrome mestruale?
Ecco ecco: ho trovato un vantaggio nell'avere il ciclo. Si tratta proprio della sindrome mestruale. Grazie a lei, posso rispondere male a chiunque e dire belle parole solo al mio gatto, tanto lo sanno tutti che "è-nervosa-perché-ha-il-ciclo". Fantastico.

Il primo giorno è il più atroce e terribile: ti svegli la mattina e ti senti una palla. Dumbo a confronto è una top model di lingerie. I jeans - quelli stretch che ti fanno sentire super faiga -  non ti entrano. La pancia ti aumenta in modo esponenziale. Il viso si trasforma in un "Unisci i puntini". La fame ti assale e non riesci a controllarla.
Il primo giorno per me è un ritorno allo stato di natura: mangerei come un cavernicolo e mi vestirei anche alla stessa maniera, più o meno.
Poi apri la confezione degli assorbenti, grazie ai quali la Lines si è convinta di riuscire a migliorare il tuo umore semplicemente disegnando dei fiorellini sull'involucro (ma stai a scherzà? Io voglio puzzare quando ho il ciclo - cfr. affermazione sul mio "ritorno allo stato di natura) e scrivendoci frasine sull'influenza della luna sul ciclo delle donne. Ma chi credete di ingannare? Già a partire da settembre il telegiornale tutti i giorni ci parla dell'influenza stagionale, pensa quanta voglia ho di sentire quel che mi dice l'autorevolissima Lines su quella della Luna. Maddai.

Fortunatamente, man mano si va scemando, finché il tuo corpo non ritorna alla normalità fisiologica che ti permette di indossare pantaloni bianchi. Sentirti sexy. Andare in palestra con gli yoga pants. Rimorchiare. Vivere, insomma. Alla faccia della "fortuna di poter avere figli".

Comunque oggi sono arrabbiata anche se non ho niente. Ma si sa, la sindrome premestruale è tremenda.