BUON ANNO!
Colgo l'occasione di questo mio nuovo post per augurare a tutte/tutti voi un felice e sereno 2013.
Ringrazio chi mi segue con continuità e anche chi è finito solo per caso sul mio blog.
Devo dire che non mi aspettavo di essere letta così tanto, e invece...wow! Grazie, grazie ancora. Spero di riuscire a migliorarmi con l'anno che verrà, per farvi divertire ancora di più. Per quel che mi riguarda, io mi sto già divertendo un mondo a scrivere qua.
Ora basta con i ringraziamenti, devo andare via. Di corsa anche, perché devo iniziare a prepararmi per la notte più magggica dell'anno: quella del 31 dicembre.
Ordunque, siore e siori, prepariamoci a festeggiare l'avvento del 2013 con giubilo e gioia, anche per il fatto che è da 5 anni che ci dicono che saremmo deceduti dieci giorni prima e invece, alla faccia dei Maya, siamo ancora qua, come Vasco Rossi!
Quando mi sono accorta che era ormai il 22 dicembre e non ero morta (evidentemente), ho comunque provato un po' di sconforto; ho pensato a Daniele Bossari e al suo orologio col conto alla rovescia per la fine del mondo, rivelatosi inutile come il riporto di Donald Trump.
Ho pensato che, se ero sopravvissuta io, anche Berlusconi era sempre vivo...anche se, viste le ultime vicende, dubito del fatto che i Maya sarebbero riusciti a farlo fuori.
Poi, dal momento che non era finito il mondo, significava che persisteva il problema del tempo di asciugatura dello smalto. Come potete vedere, alla fin fine essere ancora qui non è poi tutto questo vantaggio.
Certo, ci siamo goduti il Natale, abbiamo mangiato talmente tanto che sembrava aspirassimo a diventare i prossimi concorrenti di "Obesi, un anno per rinascere".
Ma ora ci siamo.
E' giunto il momento di dare una risposta alla domanda che, a partire dal 31 di agosto, aleggia minacciosa nell'aria.
CHE FAI A CAPODANNO?
Oh cazzo.
Ma esiste ancora?
Non hanno abolito questa festività tanto inutile quanto frustrante?
Politici, ma che promettete a fare di abolire l'IMU? Abolite Capodanno, sarà un successo elettorale garantito.
Capodanno ci provoca non pochi problemi.
Anzitutto, la ricerca del luogo in cui festeggiare (??) il nuovo anno. Un po' come dire "festeggiamo perché quest'anno non siamo morti". Che allegria immensa.
Tutti noi abbiamo detto almeno una volta "a 'sto giro mi organizzo per tempo": dopo aver trascorso giornate intere a confrontare i prezzi dei voli, a incavolarsi con Trenitalia perché non ha una linea diretta Ca' di Boschetti-Milano (ma dai?), a paragonare gli hotel (no-ma-che-paghiamo-a-fare-la-colazione-del-primo-che-tanto-si-andrà-a-letto-alle-sei), alla fine la scelta è sempre la stessa: cena a casa o Circolo Ricreativo con Gran Torneo di Briscola.
Spesso ho valutato l'ipotesi di partecipare al Torneo, ma poi (ingenuamente) ho sempre ripiegato su una cena a casa di qualcuno.
Alla fine il succo non cambia. Perché?
Di seguito la catena logica che mi ha portato ad affermare una sì audace sentenza.
- Capodanno si festeggia a mezzanotte.
- La cena deve iniziare più tardi del solito, perché altrimenti dopo non si sa che fare.
- Allora vediamoci alle nove.
- I ritardatari si presentano minimo alle nove e mezza.
- Si inizia a cenare per le 10.30.
- Il cotechino si brucia.
- Preparare i Cordon Bleu.
- Sono le 11.30.
- Procurarsi le bottiglie di Asti Cinzano in offerta all'Esselunga (3.99 €)
- E' già mezzanotte e il conto alla rovescia lo fai masticando l'ultimo pezzo di pandoro al mascarpone e sputandone i pezzetti sul musino del cane, che va a nascondersi dietro il divano pensando sia già iniziato il momento dei fuochi d'artificio.
- Trenino di capodanno con musiche di Canale 5 e con sorriso plasticoso di Barbara d'Urso in primo piano.
Non era meglio giocare a briscola?
Il bello in tutto questo è che, anche se sappiamo che finiremo nell'imbarazzante situazione di cui sopra, ci sforziamo anche per essere belle.
Generalmente, ci presentiamo dai nostri amici quasi in pantofole.
Per capodanno NO.
Tacco 14 anche sul parquet, per la felicità della padrona di casa, che non ha il coraggio di chiederti di scendere giù per paura di non essere pronta a raccattarti col paracadute.
Vestitino talmente corto che al momento dell'acquisto lo avevamo scambiato per una maglia.
Paillettes, paillettes ovunque. Il 31 dicembre siamo tutte vestite da Barbie Tamarra.
Intimo rosso che porta fortuna. Ogni anno ci vuole nuovo. Mi sa che porti più fortuna a Intimissimi questa tradizione.
Quando però si dice che l'abito non fa il monaco un motivo c'è, specialmente per Capodanno, quando le donzelle offrono uno spettacolo agghiacciante: esse si mostrano al mondo completamente ubriache (dopo un bicchiere di Cinzano da 3.99 € - v.sopra) , ma vestite da Jessica Rabbit. Voi ci scherzate, ma è la cosa peggiore del mondo! Un conto è vedere una ragazza ubriaca somigliante a Bilbo Baggins, un conto è vedere una figona fare la fine di Kate Moss. Molto, molto più squallido.
Se penso che generalmente per noi donne funziona così (seratona = vestirsi faighe = ubriacarsi) mi viene ribrezzo.
A mezzanotte e un minuto, finisce tutto.
Se hai ancora un briciolo di autocoscienza, ti rendo conto che, alla fin fine, tutto è uguale a prima. Se non che di millesimo sei un anno più vecchia.
Sicura di voler ancora festeggiare il Capodanno?
Ammetto che sono molte le cose che mi lasciano basita nella vita.
Tra queste, posso annoverare la mia dipendenza dallo scoppiare le bolle della plastica da imballaggio degli elettrodomestici, oppure il motivo per cui non hanno ancora istituito una legge che preveda il carcere per chi continua a scrivere robe tipo "ekkomi".
La peggiore di tutte però, è l'usanza sempre più diffusa di farsi le foto nei cessi.
Con tutti i posti bellissimi che ci sono, proprio nei cessi vi andate a fotografare. Spiegatemi perché. E spiegatemi anche la ragione per la quale poi pubblicate le foto sui social network.
Io, fin da piccola, sono stata abituata che stare in bagno era un momento particolarmente intimo.
Ora no.
I maschi da sempre mi domandano "perché andate in bagno in due?": ora la risposta ce l'ho. Si va in bagno in due per farsi le foto. Non male eh? Una si mette in posa, l'altra scatta.
L'Italia è diventata la patria degli Oliviero Toscani dei wc.
I peggiori poi sono gli autoscatti: davanti allo specchio, con una posa assurda accompagnata da una bocca in posizione pseudo-provocante e la luce del flash riflessa sullo specchio.
Il riflesso è così forte che se lo guardi troppo ti viene l'attacco epilettico.
La posa tipica con cui si sparano le foto contempla, come già detto, una bocca pseudo-sensuale: ora, esistono diverse scuole di pensiero riguardo cosa sia una bocca pseudo-provocante.
Per alcuni, l'effetto sexy si ottiene protendendo le labbra in avanti a imitare un bacio. Se baci così, non credo ci sia molto da riflettere sul motivo per cui, invece di stare a fare le zozzerie, sei ridotto a farti gli autoscatti nel bagno dei nonni.
Altri credono invece che le labbra sexy siano quelle a fessura di salvadanaio rigorosamente con l'indice puntato sopra, magari accompagnate da uno sguardo all'insù della serie "oh-come-sono-piccola-e-ingenua". Se devo dire la verità, a me questa posa ricorda più lo scettro di Sailor Moon (io ce l'avevo) che..non so...qualcosa che abbia a che fare col sexy, ecco.
Sopra ho detto che questi soggetti tendono ad addentrarsi nelle sale da bagno dei propri avi; bene, questo è il caso più fortunato.
Purtroppo, la location più gettonata risulta essere il bagno della discoteca.
E anche lì, io vorrei capire una cosa: ma sei andata in discoteca per ballare e rimorchiare o per spararti le pose nel cesso? Hai passato tre ore a prepararti per renderti presentabile allo specchio di un bagno? Ma i miei complimenti.
Già andare in bagno in discoteca è un'impresa, poi ora ci si mettono pure tutti i poser che intasano il traffico verso l'ambito varco.
Fotografare un tramonto no, eh?
Mi provoca infinito dolore anche il pensare ai titoli che poi vengono dati al povero album, che, poverino, non ha colpa. Il più gettonato è l'odioso, presuntuoso, abominevole "Semplicemente me". Semplicemente te un cazzo. Semplicemente te e la tazza, quando va bene semplicemente te e il bidet. Ma poi cosa dici "semplicemente", che per trovare la posa giusta che ti nasconda il brufolo ci hai messo 45 minuti?
I commenti. I commenti alle foto sono qualcosa di altrettanto osceno.
Una foto aggiunta da amici, in cui vieni taggato a tua insaputa, può anche ritrarti in un momento in cui sembravi più un quadro di Picasso che un essere umano. E ci sta che tu commenti negativamente l'immagine.
Ma una foto che hai caricato TU, di tua spontanea volotà, come puoi commentarla "Otttio Km Sn Brutta Kui!"? Ma la nonna ti ha obbligato a caricarla per far vedere a tutti che ha messo le piastrelle nuove sopra la vasca? No. L'hai caricata TU. I casi sono due: o sei scema e masochista, o sei scema e basta. A te la scelta.
Io credo che Zuckerberg abbia fatto un favore al mondo dicendo che da gennaio 2013, su Instagram, le foto verranno considerate proprietà del programma e quindi saranno passibili di essere utilizzate a scopi pubblicitari. Ti immagini, vedersi stampati su un mega cartellone che pubblicizza carta igienica/Anitra Wc?
Meglio stare attenti a ciò che si carica, da ora in poi.
Grazie Mark.
Dlin dlin dlin...è Natale!!!!
Evvai, anche quest'anno è arrivato Natale, il periodo dell'anno che tutte noi aspettiamo per celebrare la nascita di...di...oddio, non mi viene il nome.
Vabbè, comunque in breve c'è un tizio che è nato a Dicembre e allora tutti noi ogni anno gli facciamo una festa bella grossa. Se vi ricordate chi è il festeggiato, scrivete pure nome e cognome nei commenti qui sotto, così gli mando anche gli auguri via Facebook.
Il bello di questo periodo, oltre a questo super party (che non ho capito perché dobbiamo sempre farlo con le famiglie, che pizza), si può sintetizzare in pochi punti:
- Cibo
- Regali
- Smalti coi glitter
- Cibo
Per quel che riguarda cibo e smalti con i glitter, è abbastanza facile accontentarmi.
Per quel che riguarda la voce "regali", invece, la cosa si fa un po' più complessa: ci sono cose che desidero ardentemente ma che nessuno ha ancora avuto occasione (o coraggio) di regalarmi (o di inventare).
Anzitutto vorrei delle calze che non si smaglino mai.
Già che io odio indossare i collant, specialmente quelli con la riga: li ho comprati e ho espresso alla commessa il mio dubbio riguardo alla mia capacità di ottenere un risultato decente da quella riga, ma la ragazza prontamente mi ha assicurato che se fossero state della taglia giusta non solo sarebbero state facilissime da indossare, ma avrebbero anche permesso a un esemplare di Germano Reale femmina quale io sono di APPARIRE (non ESSERE, intendiamoci) sexy.
Bene.
Ho tirato su i collant e la riga dietro pareva l'elettrocardiogramma di Fabio Caressa quando segna l'Italia.
20 minuti per tirare su un paio di calze, non aggiungo altro. Anche se devo ammettere che, alla fine, la righina nera dietro fa la sua figura. Grazie commessa di Calzedonia, a nome di tutta la comunità di Germani Reali.
Prima di questa digressione, stavo sottolineando quanto io odi indossare i collant: dal momento che li tiri su, essi sono sottoposti a mille prove che ne vanno a mettere a rischio la resistenza e a provocare la inesorabile smagliatura.
Sedie di vimini. Cerniere. Bracciali che si agganciano. Unghie che si spezzano. Proprio quella sera lì. Che stress.
Personalmente porto sempre con me un paio di collant di scorta, ma la dura verità è questa: la smagliatura avviene sempre sulla parte posteriore, dove non si vede. Così tu, Germano Reale femmina, vai a giro convinta che tutti ti stiano ammirando con un trasporto generalmente riservato solo alle vetrine delle pasticcerie, ma in realtà stanno solo pensando che, grazie a tutti quei filetti che spiccano sul tuo B-Side, sembri un insaccato. In via di scadenza, per giunta.
Vorrei la Nutella senza zucchero.
Vorrei anche una borsa con una lucina interna che si illumina automaticamente puntando sull'oggetto che stai cercando.
Milioni di volte sono arrivata vicina alla rottura definitiva col mio fidanzato per questo motivo: suona il telefono e non rispondo. Ma non è che non rispondo perché lo sto tradendo (magari), io non rispondo perché, nella mia borsa, il cellulare sparisce sempre. Ci dev'essere un buco nero, qualcosa che lo risucchia e lo fa ricomparire solo dopo che ha smesso di suonare.
Ma non accade solo col cellulare. Pensiamo alle chiavi della macchina. E' matematico che quando piove, quelle stronze scompaiono. Hai voglia di attaccarci un portachiavi che avrebbe bisogno del cartello "Trasporto Eccezionale": tu non le troverai MAI al primo colpo.
I fazzoletti che escono fuori quando ormai la stalattite di muco ha già preso forma.
I soldi...ah, no, quelli non spariscono, li spendo.
Vorrei un gattino, perché tanto io so che resterò zitella (in quanto ragazza acidella) e quindi MI SERVE un gatto.
Comunque sia, un gatto è sempre migliore di un uomo.
Non ti dice nulla se non ti fai la ceretta, anzi, lo apprezza in quanto tentativo di diventare simile a lui.
Mangia solo croccantini, annullando i tempi di cottura e scongiurandoti la mondatura delle cipolle.
Non parla; al massimo emette un tenero miagolio che può significare anche "stronza muovi quel grasso didietro dal divano e vieni a nutrirmi", ma che risulterà sempre e comunque tenero.
Non gioca a calcetto/non guarda la Champions League.
Lo puoi chiamare con nomi stupidi e non si risente.
Riesce sempre a centrare la cassettina quando fa la pipì.
Insomma, mi serve un gatto.
Vorrei scarpe con tacco 12 che non facciano male dopo 5 minuti che le indosso.
In un mondo in cui la ricerca avanza, l'uomo riesce a non farsi male cadendo da 39000 metri, io continuo a soffrire il martirio dei 12 cm di tacco. E' un controsenso.
Posso mettere i plasticosi Party Feet, ma preferisco evitare commenti del genere "ehi, qualcuno sta mangiando gorgonzola qui? Ne vorrei un po' anche io"; puoi mangiare il mio alluce se vuoi, brutta menomata.
Vorrei un'auto che si parcheggia da sola e che paga il parchimetro con le proprie finanze.
(Per maggiori info sulla mia abilità alla guida, clicca qui)
Vorrei un ufficio postale personale, così da poter evitare inutili sprechi di tempo in code altrettanto inutili, perché tanto quando raggiungi lo sportello l'amabile addetta ti comunica "guardi che la raccomandata si spedisce al 3, qui ci occupiamo solo di frutta e verdura".
Mordor è il paradiso in confronto a un ufficio postale, specialmente i primi del mese quando ci sono le pensioni.
Pensiamo invece a come sarebbe più bello se tutti avessimo un nostro ufficio personale: scendiamo le scale, prendiamo il biglietto (tanto per non farci sentire privilegiati) e facciamo subito ciò che dobbiamo, dopo che la signorina ci ha detto parole gentili in quanto nostra dipendente e in quanto passibile di mancata retribuzione.
Al massimo potrei installare uno specchio subito all'entrata, così da avere l'impressione che ci sia coda e potermi sentire davvero all'interno di un ufficio postale.
Poi va beh, vorrei la pace nel mondo dai.
Buon Natale!