mercoledì 30 gennaio 2013

Il collant

Tra le millemila condanne che affliggono il genere femminile in quanto tale (vedi: ciclo, cellulite, uomini, eccesso di sensibilità, uomini, sbalzi d'umore, uomini), ce n'è una che si insinua sottilmente nella nostra vita...per poi cadere, perché in vita non ci sta mai. Siore e siori: il COLLANT.

Sexy.
Audace.
Intrigante.
Scomodo.

La pubblicità generalmente ci propone l'immagine di una modella con le gambe talmente lunghe che se si mettesse seduta davanti al Frejus i piedi le spunterebbero dall'altro lato del traforo. E già lì io avrei da obiettare, visto che la maggior parte di noi al massimo può aspirare ad avere le gambe della lunghezza che ci permette giusto giusto di salire in auto senza ausili esterni.
Come se non bastasse, la modella tira su il collant in modo talmente sensuale e con così tanta naturalezza che sembra che la prima cosa che ha imparato a fare da piccola sia stata mettersi da sola il pagliaccetto. Le persone normali, invece, la prima cosa che hanno imparato a fare è stato dire "cacca": con queste basi, come ci si può aspettare cotanta teatralità nell'indossare un collant?
Semplicemente, non si può.



La modella si mette in piedi, e appoggia la sua gamba filiforme su una sedia.
Noi, ci sediamo sul bidet e allunghiamo i nostri prosciutti davanti a noi.

La modella tira su il collant con leggiadria e senza smagliarlo.
Noi, prima di aver raggiunto la vita col collant abbiamo già tirato miliardi di fili, se non addirittura smagliato direttamente la calza con conseguente sequenza bestemmia/taglio dell'unghia isterico/lancio del collant nel cestino.

Una volta raggiunto l'obiettivo, ovvero appena ci siamo tirate il collant fino alla vita, ci adagiamo sugli allori. Ingenuamente.
La battaglia è solo all'inizio.
Il collant per i primi dieci minuti tace, resta lì.
Appena varchiamo la soglia della porta, esso si risveglia e comincia la fase di tortura #2.

Lentamente, scendono dalla nostra vita.
Ce lo ritroviamo in una posizione educatamente definita "filoparadiso".
Ecco, in quel momento, oltre al fastidio che provoca il bastardo, c'è un altro scoglio da superare: come fare per aggiustare il tutto con estrema nonchalance?
Le più audaci effettuano tale manovra - più difficile di un parcheggio a retromarcia - camminando e dissimulando il tutto con inaudita eleganza. Le più scarse (tipo la sottoscritta) sono costrette a fermarsi in un angolo, utilizzare il proprio fidanzato magrissimo-nonostante-mangi-di-tutto (tièèèè!) come schermo dalla pubblica visione ed aggiustare l'aggiustabile, che immancabilmente cadrà di nuovo dopo 4-5 minuti massimo.

Parlando di collant, è inevitabile andare a toccare anche lo spinoso argomento che da sempre fomenta dibattiti nell'universo femminile (ma anche maschile, diciamocelo): il collant color carne.
Personalmente, trovo che sia un'offesa alla pubblica dignità. Uno schiaffo alla sexyness. La morte della femminilità. 
Le calze color carne 20 denari ti insalamano la gamba donando alla stessa un riflesso color attore di CSI; mi riferisco ovviamente agli attori che interpretano il ruolo dei morti. Evidenziano la cellulite ed eventuali pelazzi che escono sono messi in risalto.


Per fortuna - non so se lo sapete - esistono le 8 denari. Quelle che tutte le volte provocano la domanda "ma sei sena calze?". Ecco, quelle sono il miracolo. 
Procuratevele. 
Fatene scorta come dovesse venire un attacco alieno. 
Amatele.

Per non parlare delle calze "color daino". Avete mai visto un daino di quel colore lì? 
Anche se lo fosse, si andrebbe subito a tingere il pelo dopo aver saputo di essere usato come paragone per una cosa così brutta.



Lo sapete poi qual è la contraddizione estrema?
Che noi indossiamo il collant per arrivare al beato momento in cui qualcuno ce li toglierà.
Che fregatura.





lunedì 21 gennaio 2013

La decrescita - ovvero: l'amore ai tempi di Facebook

Non vi preoccupate, non si parla di economia. Neppure di teorie Darwiniane, anche perché il Carletto lo smonterei subito semplicemente mostrandogli come alla selezione naturale siano sopravvissuti pure gli uomini. Ascolta Charles, non mi dire che è la legge del più forte perché è proprio impossibile che gli uomini facciano parte de "i più forti"; non scherziamo.

Oggi parliamo della naturale involuzione che colpisce il genere femminile una volta reperito il proprio strumento di accoppiamento (si legga "fidanzato").
Anni e anni di lotta per l'emancipazione, per l'autosufficienza economica, per l'indipendenza affettiva...e poi ci diamo la zappa sui piedi appena conosciamo un uomo che ci piace e che non sia il commesso di Calzedonia.
Siamo proprio stupide.

I primi tempi, a dire il vero, cerchiamo di mantenere quella allure tipica della independent-woman che ci siamo sudate negli anni di singletudine. Oltre la prima settimana di relazione, il cervello va in fumo come un sofficino lasciato incustodito nel forno.

Nella prima fase di questa discesa verso l'Ade della dignità, la neo-fidanzata aggiorna subito la situazione sentimentale su Facebook, passando da "single" a "in una relazione", senza però specificare con chi: è ancora presto, non vogliamo ufficializzare troppo la cosa, giusto? Peccato che tutto questo anonimato vada a farsi friggere (cfr. il sofficino), perché nel contempo essa decide di pubblicare le foto col neo-moroso in atteggiamenti che rasentano il pornografico. Il più gettonato è la versione hard dello spaghetto di Lilli e il Vagabondo: i due si fronteggiano e appoggiano le proprie lingue l'una sull'altra. 
Madonna che schifo.





In seguito, dopo ben tre giorni di relazione anonima, l'ingenua aggiorna nuovamente la situazione sentimentale, così che tutti possano ammirare sulla propria bacheca l'imponente annuncio "Polla è fidanzata ufficialmente con Pollo". Che giuoia, che giubilo. 
I parenti americani iniziano a fare gli auguri perché da loro chi è engaged è condannato al matrimonio, e giù di "very good news!" e robe simili. 
Io vorrei mandare un messaggio a tutti i parenti americani: qui in Italy, non è che 'sta cosa del fidanzamento sia proprio seria seria. Diciamo che lo sfruttiamo come possibilità di differenziazione; almeno, lo faremo fino a che Zuckerberg non si deciderà ad inserire "trombamico" tra le possibili situazioni sentimentali.

Dopo un passo di tale portata, si scende al girone successivo: il Girone della Clerici.
Ogni donna che si fidanzi non può sottrarsi all'impietoso confronto con i fornelli (bene, tanto per affermare il nostro ruolo sociale...). I fidanzati NON ACCETTANO che la propria compagna sappia solo: A) usare il microonde per scongelare; B) condire l'insalata ma non con l'olio che fa ingrassare. E allora, benvenuta Antonella!! La poveretta, convinta di compiacere l'altra metà della disgrazia chiamata "coppia", inizia a sorbirsi programmi di cucina, libri di cucina, blog di cucina aggiornando continuamente il pubblico di Facebook sui propri progressi culinari (foto n.1: "oggi ho pesato per la prima volta le mezze penne rigate per il mio amore" - commento del moroso "sei la mia cuoca preferita").

Se il fidanzamento avviene entro agosto, tutto procede per il meglio.
Se ci si fidanza da settembre in poi, è la catastrofe: i neo-piccioncini fanno subito l'albero di Natale.
Io questa mania di fare subito l'albero di Natale non la capisco proprio. Sapevo che tendenzialmente i fidanzati, quando sono soli a casa, fanno sesso. 
Ora no: "Amore, ho casa libera! Vieni che dobbiamo sciogliere le lucine intermittenti!"
Il terrore. 

Poi, le foto nel letto con scritto "Buonanotte a tutti, noi ce ne andiamo a nanna". 
Macchissenefrega???? Ma tenetevele per voi queste cose! 
"Amore, mettiti vestito sexy che ci facciamo la foto da postare su Face!"

La tappa successiva prevede l'acquisto congiunto di un animale da compagnia, che vada a tamponare la voglia di prole della neo-coppia. Di solito ci si orienta su un gattino, ma c'è anche chi acquista pesci rossi da curare insieme alla propria dolce metà. Ce ne vuole già di fantasia per immaginare che un pesce rosso sia tuo figlio: che per caso hai scopato con Tritone? 




Il decorso della patologia prosegue con cicciopucciose frasi sulla bacheca del proprio compagno, della serie "Topino toposo mi machi già...e sono solo cinque minuti che sei al gabinetto, torna presto in cameretta con me :( " (per la cronaca: gli amici lo sfotteranno a vita).

Il tutto per un mesetto.

Poi...il dubbio. La tempesta. La crisi.

I due si lasciano tra strazianti suppliche di tornare insieme e prese di coscienza che "Non abbiamo più niente da condividere. Siamo persone diverse da quello che eravamo quando ci siamo conosciuti" (ricordo: si sono conosciuti un mese e un giorno fa).
Le situazioni sentimentali tornano ad essere "single".
Niente più foto nel letto.
Niente più muffin strinacchiati.

FINALMENTE, LA PACE.



venerdì 18 gennaio 2013

Quello che gli uomini non dicono

La par condicio mi piace da morire. Sia per come suona la parola, sia per il significato.
E dal momento che La Chatte è un blog in cui si rispettano e si superano le quote rosa (il 100% di me è costituito da donne), non posso esimermi dal dare anche consigli al femminile riguardo cosa NON si deve indossare per evitare di trasferirsi a Roma e diventare gattare. In sintesi, un NON FASHION BLOG. Un elenco di robe che per gli uomini fanno "bleah".

Cominciamo.

-IL PIGIAMA DI PILE / FLANELLA. Anche se ci sono i saldi, questo non è scontato. Molte di noi ritengono che farsi vedere dal proprio uomo in abbigliamento casalingo risulti per quest'ultimo particolarmente eccitante. MAI CONVINZIONE FU PIU' ERRATA. Voglio dire, sarebbe giusta se girassimo per casa vestite da angelo di Victoria's Secret. Ma dato che nessuna di noi può permetterselo causa freddo / polpette da friggere, non possiamo passare all'estremo opposto e mettere su il pigiama di pile con le pecorelle, perché facendo così il nostro uomo l'unico Angelo che invocherà sarà l'Angelo della Morte.



-I VESTITINI ETNICI. Quelli da centro sociale.
Quelli che si comprano alle fiere a una delle originalissime bancarelle indiane.
Quelli colorati.
Gli unici vestitini comodi.
Gli unici vestitini caldi.
Gli unici vestitini che puoi indossare senza sembrare una zoccola.
Ecco, quei vestitini lì agli uomini non piacciono, mettiamoci l'animo in pace facciamocene una ragione e comprendiamo sempre più a fondo quanto sia vera l'affermazione "gli uomini non capiscono niente".



-LE BALLERINE. Anche qui, l'acutezza maschile fa sfoggio di sé in tutto il proprio splendore. Ragioniamo insieme. Uomo: non ti piaccio se mi metto le sneakers, e questo ce po' sta. Uomo: ti piaccio se metto le decolleté 14 cm, e questo ce po' sta. Uomo: me che cavolo ti lamenti che cammino lentamente? Tu non hai mai provato la sensazione di equilibrio precario che si ha galleggiando su 14 cm di tacco! Uomo: io ti propongo una giusta ed equa soluzione (la ballerina!!! Comoda / simpatica / graziosa / elegante) e tu la rifiuti. Pfui.




-LE MUTANDE DI HELLO KITTY. Beh, qui, come nel caso del pigiama di flanella, mi accodo al genere maschile e sottoscrivo anche io la petizione per l'abolizione della mutanda di Hello Kitty. Eccitante come una tazza di camomilla.


-I CALZINI. Bene, ok, sono d'accordo, i calzini sono brutti. Ma come volete che preserviamo i nostri piedi dal freddogelidonevosoinvernale? Secondo voi dovremmo andare in giro con il collant anche a -10? Eh no, eh. Io lotterò fino alla fine per indossare calzini di lana (sì, quelli spessi) anche a letto. Già, perché pretendete anche che a letto ci veniamo senza calzini. Poi non vi lamentate se abbiamo i piedi freddi.



-LE POCHETTE. Gli uomini hanno una visione distorta della nostra borsa, come già spiegato nel post precedente: per loro è un'estensione del loro territorio, essi si sentono liberi di colonizzarla con assurdi oggetti e poi quando chiediamo loro "me la terresti un attimo la borsa mentre mi metto il cappotto?" (perché glielo dobbiamo chiedere, non ci arrivano da soli a capire che mettere il cappotto con una borsa sulla spalla è fisicamente impossibile) ti guardano e ti fanno la stessa identica domanda, tutte le volte: "ma che c'hai, i mattoni dentro?". No, inutile verme, c'ho il tuo kit di sopravvivenza in caso di attacco nucleare. Tutto questo per dirvi che, quando l'uomo ci vede arrivare con una pochette, egli lo considera come un rifiuto, come un rinnego della sua presenza nella nostra vita (per le donne: vita=borsa, sempre e comunque). E in effetti lo è. Per questo, l'uomo odia la pochette.


-LE INFRADITO DI PLASTICA. Secondo LORO, non abbiamo giustificazioni: manco se le ha disegnate Gisele possiamo mettere un paio di Ipanema in tranquillità. Ma dico, è per caso in atto una cospirazione contro la comodità del genere femminile?




Care femminucce, come vedete anche noi abbiamo alcuni paletti per l'abbigliamento. Non conquisteremo mai nessuno se mettiamo certi tipi di abiti / calzature; il mistero maggiore, però, risiede nel fatto che, una volta fidanzate, il nostro Romeo ci incoraggia invece a vestire con i capi elencati nella lista, convinto che questo ci preserverà dalle grinfie di ipotetici rivali in amore.
Bene, uomini, ancora una volta non avete capito niente: se una donna si sente bella, può anche conquistare Tom Cruise indossando pigiama di flanella + mutande di Hello Kitty.
Perché noi siamo sexy dentro, VOI NO.

Sempre con tanto amore, anche stavolta.






martedì 8 gennaio 2013

Quello che le donne non dicono

Le cose che vorremmo dire ma che non abbiamo il coraggio di tirare fuori sono tante, tantissime. Specialmente quando sono rivolte a voi maschietti.
Ad esempio, voi non sapete che invece dei fiori preferiremmo ci regalaste uno smalto. 
Voi non sapete che guardiamo i film d'azione con voi solo per aspettare il glorioso momento in cui il protagonista, sudato come Ben Hur quando rema, si toglie la t-shirt.
Voi non sapete che quando vi abbiamo detto di aver capito il fuorigioco lo abbiamo fatto perché ce lo stavate spiegando al ristorante usando la nostra forchetta e avevamo fame.
Poi ci sono tante altre cose che ignorate, ma va bene così, altrimenti non sareste uomini.

Desidero comunque venirti incontro, maschio, e darti alcune dritte sull'abbigliamento. 
Ci sono capi che farebbero fuggire anche la più allupata delle ragazze, e il brutto è che voi continuate imperterriti a indossarli convinti di essere fighi. NOSSIGNORI.

Imparate a memoria questo post, vi servirà.

- LA CANOTTA BIANCA. Prima di qualsiasi reazione da parte vostra, vi rispondo già: non mi tirate in ballo James Dean. Lui è sacro, lui poteva vestirsi da Tartaruga Ninja e sarebbe stato comunque un figo da paura. Mi dispiace deludervi, ma di James Dean ce n'è stato uno solo: se mettete la canotta bianca, l'effetto che farà su di voi sarà più quello di farvi somigliare ad uno che è stato appena dimesso dall'ospedale. Non di certo una delle condizioni migliori che si possano desiderare. Se proprio avete freddo (ma che maschi siete?), mettete una t-shirt, ma non una canotta bianca. Sareste più sexy con una guepière. Risparmiateci.




- IL CALZINO BIANCO. Da piccola guardavo molto i documentari, ma la cosa che mi è rimasta più impressa tra tutte non è la puntata su Napoleone: sono i calzini bianchi di Piero Angela, che puntualmente facevano capolino da sotto i pantaloni (neri, ma chevvelodicoafà) ogniqualvolta egli si sedeva su un pouf. Questo trauma infantile è probabilmente all'origine dell'arresto della mia crescita, e soprattutto è per questo che le mie tette non sono mai venute fuori. Da allora, non posso più sopportare la vista di calzini bianchi. Che poi, detto tra noi, sanno anche di sporco. 



- IL SANDALO DA TURISTA TEDESCO. Non venitemi a dire che è comodo rispetto alle sneakers, perché mi fate arrabbiare sul serio. Ma di cosa vi lamentate? Noi indossiamo quotidianamente plateau alti 14 cm e voi ci dite che non potete portare le scarpe chiuse perché scomode? Dai, è come se andassi da Brunetta a dire che essere alta 1.63 m non mi basta. Non parliamo dei turisti nordeuropei, poi, che ci deliziano con l'abbinamento sandalo da Fra Tac + calzino bianco. Si salvano solo perché son biondi.


- IL PANTALONE A META' POLPACCIO. Si salvi chi può. Io lo denuncerei quel cretino che ha inventato una schifezza del genere. Già fanno orrore per le donne, farebbero sembrare bassa anche Gisele, ma su un uomo...brrr. Qui la chiudo, non me la sento di andare oltre.


- IL MAGLIONE A COLLO ALTO. L'effetto Mark Darcy è assicurato. Non sembrerete altro che un bellodemamma a cui la madre malefica ha imposto di coprire il collo "perché sennò ti ammali". Niente più. Ecco, sappiate che a noi i bellidemamma non ci piacciono proprio. Poi, vale lo stesso discorso della canotta bianca: voi maschi non potete temere il freddo! Noi vogliamo qualcuno che ci protegga, che ci ceda tutto il plaid quando d'inverno ci vediamo Ghost sul divano, e non uno che si mette la borsa d'acqua calda sui piedi.




- LA TRACOLLA MINI. Un conto sono le borse da uomo: quelle sì che le adoriamo, ci sembra di stare con uno di Manhattan. Ma quelle tracolline minuscole, con lo spazio giusto giusto per le chiavi della macchina, non le tolleriamo. Anzitutto sono proprio antiestetiche, poi c'è anche un motivo pratico dietro il nostro ripudio: siamo stufe di affittarvi metà della nostra borsa ("amore, mi terresti i fazzoletti / il cellulare / il portafogli / le pile di scorta per la PSP...?"). Una ragazza fidanzata la si riconosce immediatamente: non esce mai con la pochette, e la volta che osa indossarla si ritrova con le tasche del cappotto piene di roba, perché, ovviamente, il fidanzato il cappotto non lo mette (però indossa la canotta sotto la camicia).




Ecco, questi sono solo i principali capi che un uomo DEVE evitare se non vuole essere condannato a You Porn per l'eternità. Ce ne sarebbero altri, come i pantaloni con la catena, il berretto da baseball bianco e verde, il bomber. Ma io voglio sperare che nessun lettore del mio blog indossi questi capi, perché, voglio dire, ehm...insomma, se li indossate, sciò. Via. Qui non vi ci voglio.

Poi non vi lamentate che non vi avevamo avvertito. 
Per una volta che una donna parla chiaro, ascoltatela. Vi mostrerà la via da seguire, possibilmente senza sandali a strappo.






venerdì 4 gennaio 2013

Eva...ttene a quel paese!

Quando si inizia a vedere una luce in fondo al tunnel delle feste, è normale fare un bilancio di come sono passati questi giorni.
Ancora meglio, più che fare un bilancio sarebbe meglio tirar fuori direttamente la bilancia.

Panettone, pandoro, torrone, datteri, panforte sono tutti buonissimi...almeno finché restano nella tua bocca. 
Appena una sola microscopica briciola di questi dolci supera l'epiglottide, essi si trasformano in belve fameliche che tendono ad impossessarsi del tuo corpo proprio lì, sul lato B, e mai sulle tette.
Io ci vorrei parlare con chi ha inventato lo strato adiposo femminile. Voglio dire, è risaputo che ormai il modello canonico è sedere microscopico + tette esplosive. Allora PERCHE', e ripeto, PERCHE' il grasso non collabora e va a depositarsi dove dovrebbe, invece di campeggiare sul nostro didietro? Perché dopo aver mangiato il pandoro ci ritroviamo a nostra volta con un panettone (anche molto lievitato) in fondo alla schiena?




La risposta è semplice: vi ricordate quella cretina di Eva che ha mangiato l'unica cosa che doveva lasciar stare? Ecco, la colpa è sua: da lì, il nostro CEO si è inalberato verso il genere femminile e lo ha punito col ciclo e con la cellulite. Altro che le cavallette d'Egitto.

Se permettete, vorrei parlare un minuto da sola con Eva. 

 ***
Eva. 
Dimmi.
Ma che minchia hai fatto?
Con tutto quello che potevi fare, tipo cucirti delle mutande decenti (la foglia di fico non è molto sexy, credimi), litigare con Adamo perché non alza i piedi quando spazzi il pavimento e altri interessanti espedienti...dovevi mangiarti la mela?
Ma poi, se proprio avevi fame, dovevi mangiare l'unica mela prodotta dall'unico albero che il boss ti aveva detto di non toccare? 
Ci sono la cioccolata Galak, la pasta alla pomarola, il Kinder Bueno...e te mangi una meletta. Maddai. Poi su invito di un serpente, ma a chi vuoi darla a bere. Se ti avesse vista Gordon Ramsay te le avrebbe suonate. 
Eva, è per colpa tua che il Grande Babbo ci ha messe in punizione. Ti odio.

***

Dicevamo, il 7 di gennaio ci metteremo in mutande davanti allo specchio e valuteremo le nefaste conseguenze della nostra overdose di carboidrati e zuccheri.
Alle nostre gambe manca il marchio a fuoco, altrimenti potremmo mandarle tranquillamente in un reparto gastronomia come Prosciutti di Parma.
La nostra pancia assume la forma di una zampogna, giusto per ricordarci che tutto questo è una conseguenza del Natale (e dei giorni dopo, quando si mangiano gli avanzi del cenone...son quelli che ci fregano!).
Le nostre braccia sono così flaccide che sembrano fatte con Flubber.

Che disastro.



Se il 7 gennaio andate all'Esselunga, vi accorgerete di un simpatico fenomeno sociologico: il banco delle insalate è vuoto. E lì, io proporrei di istituire un sindacato per quelle disgraziate che, come me, ci campano tutto l'anno a insalata: noi vogliamo una garanzia di una quantità minima di erbette da mangiare. Non possiamo tollerare l'inflazione che assale questo cibo nei periodi dopo le feste, non è giusto. 
IO HO DIRITTO AD AVERE UN'INSALATA.

Se anche voi fate parte dello schieramento opposto e siete coloro che ora-mangio-solo-insalata e poi a fine pasto mangiano il cioccolatino, oppure che abbandonano il proposito di dieta dopo sole due settimane, ve lo dico: NON VI MERITATE L'INSALATONA. Dovete mangiare solo carboidrati ad aeternum.

La vita da insalatara è fatta di sacrifici, di cene al McDonald's in cui si chiede un piatto che lì dentro è quasi una bestemmia, di estenuanti sessioni di mondatura della indivia. Non è da tutti.
C'è una saggezza che poi va sviluppandosi nel tempo, che ti porta a capire che l'insalata non va mangiata con la mela, perché poi dà un senso di gonfiore (Eva, manco questa avevi azzeccato, le mele nun se devono magnà!). Che condita con l'origano il profumo ne trae vantaggio. Che troppi pomodori provocano acidità.
Ma che ne parlo a fare, se tanto non sapete apprezzare.




Oltre all'insalata, il rimedio number two contro la ciccia è la palestra.
L'8 Gennaio (il 7 si va generalmente a iscriverci) c'è l'assalto ai corsi di zumba, step, total body. Ovviamente anch'essi verranno puntualmente abbandonati a giugno perché fa caldo - taccio sul fatto che le palestre godono di aria condizionata - con grande gioia di chi, come me, frequenta assiduamente il tempio del sudore e si trova costretta nei primi mesi dell'anno a dover correre per aggiudicarsi la doccia, il phon, l'attaccapanni dietro la porta, l'ultimo pesetto da 2 kg.

Che stress che mi fate venire.

Ho voluto anche io seguire il trend del momento e proporvi il mio personalissimo post sulle strategie per perdere peso.
Il sunto di tutto ciò può essere concentrato in quattro semplici parole: AVEVATE A PENSARCI PRIMA.

Sempre con tanto amore.

P.S. Vale anche per te, Eva.


giovedì 3 gennaio 2013

Corri in edicola!

Che belli che sono i primi giorni dell'anno!
E' un periodo di attesa, in cui tutti abbiamo l'illusione che l'anno che verrà avrà il potere di farci ricominciare da capo. E' il periodo dei propositi per la dieta, dei brufoli post-panettone, dei saldi che serviranno per comprare ciò che credevamo ci avrebbe portato Babbo Natale e invece picche, della neve e delle prime uscite.
Adesso tenete a freno la vostra anima da Modà e non fraintendetemi: non intendo le prime uscite con il ragazzo a cui fate il filo dall'asilo e che non vi ha degnato mai di uno sguardo, se non per quella volta che ha scambiato una Tartallegra con voi.




Intendo le prime uscite in edicola.

Anni fa le case editrici se ne uscivano con cose potenzialmente interessanti, delle quali io ovviamente conservo gelosamente solo le prime uscite a prezzo di lancio perché poi gli euro necessari aumentano; facendo il conto, sarebbe più economico a comprare un tirannosauro vero che le 425 uscite dedicate a "Costruisci il tuo T-rex da guardia" - un'uscita per ogni osso, s'intende.
Le prime uscite che ho io hanno una logica di fondo.
C'era Super Quark, dove ogni uscita trattava un animale diverso.
C'era Magic English, che però nella prima uscita non aveva la canzone del Re Leone che facevano sentire la pubblicità, allora quella santa di mia mamma mi ha continuato a comprare una videocassetta alla settimana finché non ho trovato la musichetta che cercavo.
C'era Ricamare a Punto Croce, che io bramavo solo per la paperella in copertina.

Oggi è devastante entrare in edicola. Sembra che per decidere quale collezione farti fare quelli di Mondadori si siano consultati con le scimmie urlatrici.

Costruisci il tuo sottomarino (chi non ne ha mai desiderato uno?).
Denti di cavallette del Mediterraneo.
Impara a truccarti con Sbirulino.
Storia del Savoiardo.
Pietre preziose (1€ la prima uscita con lo smeraldo...fate vobis).





La Tristezza con la T maiuscola.
Io mi metto nei panni anche del povero edicolante che ogni gennaio (ma anche ogni settembre) si trova travolto da milioni di prime uscite con allegate pentole, coperte matrimoniali e vassoi. L'edicola si trasforma in una sede dell'IKEA. 
Esse non sono degne di sedere alla destra della Settimana Enigmistica, però di fatto stanno lì, sullo scaffale, accanto a queste pietre miliari dell'editoria italiana.
Stanno in bella mostra perché la gente entra e pensa sia conveniente acquistare uno smeraldo in edicola a solo un euro. 
Ora, io non sono un'esperta di pietre preziose e sono cosciente del fatto che le loro quotazioni siano soggette a variabili complesse, però dico, non ti sembra un po' pochino pagare 1€ per uno smeraldo? Manco ci compri un pacchetto di Daygum con 1€, e te pretendi di portarti a casa uno smeraldo? Bravissimo, si vede che mangi pane e volpe.

Fortunatamente per l'edicolante, la legge di Darwin colpisce anche le letture della massa di pecoroni che ci troviamo ad essere, per cui la naturale selezione fa sì che sopravvivano solo le collane più forti, e l'edicola torna ad essere l'impero di Focus e del Corriere della Sera.

Mi piace l'approccio con cui le pubblicità ti propongono di fare la collezione di robe che trovi in edicola. Voglio dire, il gusto della collezione è la ricerca, il reperire un pezzo quando meno ci se lo aspetta...lì no, lì si va a comprare a giovedì alterni. E' l'equivalente collezionistico del Saccoccio Buitoni, che ti fa credere di aver fatto un pollo arrosto stratosferico mentre in realtà sei solo stato bravo a infilarlo in un sacchetto e a chiuderlo. 
Mi sa che il pollo, comunque, non fosse quello che è finito nel Saccoccio.