venerdì 30 novembre 2012

Donna (al) volante

Il codice della strada ha un linguaggio unico nel suo genere: mentre per lo più, parlando in generale, ci si esprime al maschile nel caso in cui non si sappia se chi ha compiuto un'azione fosse uomo o donna, nel codice della strada il criterio di scelta del genere è molto più complesso. In generale, anche lì ci si esprime al maschile, ma appena si nota qualcuno che sta contravvenendo alle norme di circolazione scatta immediatamente un "Ma guarda 'sta cretina!" / "Anvedi 'sta troia!" automatico.

Chi guida male è PER FORZA una donna.

Il rapporto della donna col volante è molto complesso...come tutti gli altri rapporti del resto. Una donna non riesce a relazionarsi in modo tranquillo con nulla: il cibo, i vestiti, il fidanzato, il gatto. Oddio, forse col gatto sì. Però con tutte le altre cose (e da notare che tra le "cose" si intende anche il fidanzato) non riusciamo a convivere normalmente. La catastrofe, però, si palesa appena una donna si mette a guidare.
Vicky Piria rappresenta una gloriosa eccezione nell'universo delle donne: guardatela, è figa e sa anche guidare. Speriamo che almeno non sappia cucinare. 



Una donna si siede al posto di guida e, prima di ogni altra cosa, aggiusta gli specchietti. No no, non per vedere meglio se dietro la stanno inseguendo dei narcotrafficanti o un cammello scappato dal circo. Una donna prima di partire deve specchiarsi per vedere anzitutto se ha dei pezzetti di rucola incastrati tra i denti (un buon motivo per mangiare solo Nutella, che va giù zitta zitta e non ti si incastra nel Traforo del Frejus tra gli incisivi), poi se il rimmel è a posto. Già. 
Cosa c'è di più importante? 
La propria sicurezza? 
Avere una buona visuale? 
NEIN. 
La cosa importante è avere il trucco a posto.
Non sottovalutate l'importanza del make up: se ad esempio ci ferma una pattuglia mentre stiamo spettegolando al cellulare pettinandoci con la mano che rimane libera, la strategia di noi femmine prevede uno sguardo languido della serie "mi scusi ma non lo sapevo"; è OVVIO che se abbiamo il rimmel a posto lo sguardo languido ne trarrà un immenso beneficio.

Nella funesta prospettiva che ci fermi una viglilessa, manco ci proviamo ad adottare una delle tante strategie alternative allo sguardo da patata lessa - tra le strategie alternative vorrei annoverare la famosa "Non ho la cintura perché ho il ciclo/sono incinta"; "I fari sono spenti perché mi hanno trapiantato le cornee del mio gatto morto e riesco a verderci al buio"; "La patente non l'ho presa perché non entrava nella pochette" - perché è ormai assodato che tutte le vigilesse sono intransigenti. Pfui. Forse semplicemente non sono sessualmente corruttibili...no? Beata ingenuità maschile. 




Bene, dopo aver controllato che nel caso in cui facessimo un incidente mortale potremmo essere gloriosamente seppellite col correttore, portando i nostri brufoli segreti nella tomba, giriamo la chiave e premiamo la frizione.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
Un pedale la cui fondamentale utilità sfugge a tutte noi, che comunque per sicurezza la premiamo sempre. 
Dobbiamo scalare la marcia? Giù la frizione.
Curviamo? Giù la frizione.
Stiamo partendo? Teniamo giù la frizione per un periodo X. La nostra magnanimità ha fatto sì che trovassimo un ruolo anche a questo inutile e bistrattato accessorio dell'auto (sì, avete letto bene, accessorio; io tra un'auto senza portarossetti e un'auto senza frizione sceglierei quest'ultima senza pensarci due volte). La frizione serve per passare il tempo. Perché guidare è noioso, e allora ogni tanto buttiamo giù la frizione e usciamo dalla monotonia.

Tra una frizione e una curva a 90 km/h in seconda, la strada scorre sotto i nostri pneumatici e ci sentiamo pilote sulla Route 66. Finché arriva lei: la partenza in salita.

Ferme a un semaforo, attendiamo l'arrivo del verde con un sudore che manco alle 9.59 del giorno in cui H&M lancia le limited edition. Le mani tremano. Non riconosciamo più i pedali (ma chi ha pensato di metterne TRE????). Ci guardiamo attorno nella speranza che un'anima pia ci regali uno sguardo di carità. Preghiamo che non si fermi nessuno dietro a noi per evitare spiacevoli strombazzate.
Ed ecco il momento. Scatta il verde e tutto scorre velocemente.
Se a un semaforo normale le auto in coda davanti a noi impiegano secoli per ripartire, in salita no: sembra che le auto volino, che la gravità si annulli di fronte a un led verde. Ovviamente non per noi. Ma ecco che si rivela in tutta la sua utilità: lei è nostra amica, e ce lo dimostra nel momento del bisogno...santa frizione!!!! La bruciamo, ma grazie a lei scongiuriamo un tamponamento a catena provocato dall'auto che sta in cima alla fila.

Vaghiamo ancora un po', sbagliamo le strade, ignoriamo le rotonde. Ma tutto va bene.
Ricordiamoci però di una cosa: prima o poi dovremo parcheggiare. E qui si rivela tutta la donnità che ci caratterizza. NON SAPPIAMO PARCHEGGIARE. Un parcheggio fatto da una donna si riconosce subito, esattamente come le impronte di tirannosauro nella lava che abbiamo imparato a riconoscere grazie a Quark.
Le tempistiche medie di parcheggio si aggirano sui 20 minuti. Ecco perché arriviamo in ritardo: noi partiamo puntuali, però poi parcheggiamo; è lì che ci giochiamo la puntualità.
E non diteci che ora con i sensori di parcheggio la vita è più facile, perché quel "bipbip" ci innervosisce e ci manda in ansia da prestazione. 
Gli specchietti manco li contempliamo.
Intuiamo dove si trova il parcheggio e ci regoliamo di conseguenza.



Usciamo dall'esperienza di guida trafelate, affrante, certe di aver collezionato almeno 5 multe.
Poi ci giriamo verso il marciapiede, e vediamo la coda di uomini davanti alla Snai prima delle partite. Forse, c'è chi e messo peggio.



venerdì 23 novembre 2012

La lingua delle donne

Oggi La Chatte è tutta per i maschietti!!! Dal momento che esistono anche loro, e dal momento che non vogliamo discriminarli, questo post è dedicato alla metà del genere umano che funziona come i brontosauri, ovvero con due sezioni distaccate di cervello: la prima nel cranio, la seconda...beh,beh, passiamo al post.




Il cervello delle donne dovete sapere che funziona a comandi, un po' come quello dei barboncini addestrati: sentiamo una frase pre-derterminata e in noi scatta una molla che ci spinge a comportarci secondo modelli standardizzati. Ecco a voi alcuni esempi che vi saranno utili per gestire al meglio la vostra compagna di vita e prevederne i comportamenti.


- "3x2": questa combinazione numerica risveglia in noi l'istinto di sopravvivenza più neanderthaliano. Ammetto che da piccola avevo molta difficoltà a capire il motivo per cui l'Esselunga fosse così felice di esporre le tabelline. Ma crescendo ho capito. E sono entrata nel vortice. Quando vedo un "3x2" non resisto: compro, compro, compro. Ho comprato anche tre frullatori al prezzo di due. Metti che uno si rompe, l'altro è difettoso...insomma così sei al sicuro, puoi frullare quanto vuoi in tutta tranquillità.

- "Saldi di fine stagione": non commenterò. Mi rifiuto. Non ci posso pensare.

- "Amore, dato che sei in piedi...": quando la nostra dolce metà - specifichiamo che "dolce" è un residuo dei primi due mesi di fidanzamento; se ci basassimo sui mesi successivi lo chiameremmo di certo "stronza metà" -  esordisce con questa frase, scatta subito il "NO". Ed è un no secco. Non vogliamo manco sentire cosa ci stava per chiedere. Tanto la risposta sarebbe NO. E' una questione di principio per noi. Diremmo di no anche se la richiesta fosse "Amore, dato che sei in piedi vai ad aprire tu la porta, che ha suonato il campanello Johnny Depp".

-"Senza zucchero": adoriamo, ripeto, adoriamo tutto quello che è senza zucchero. Ci fa sentire in pace con noi stesse. Ben vengano tutti i dolcificanti cancerogeni, gli alimenti geneticamente modificati, addensanti, coloranti, esaltatori di sapidità (???): noi non vogliamo lo zucchero. E' sua la colpa di tutte le nostre sofferenze, è lui che ci ha provocato miliardi di problemi, è lui che non ci permette di essere come Keira Knightley. Lo zucchero nun ce piace. Andiamo a cena fuori, mangiamo aperitivo + antipasto + 2 primi + 2 secondi + dolce alla marmellata. Ma quando il cameriere ci chiede quante bustine di zucchero vogliamo nel caffè ci sentiamo profondamente offese. Stai forse dicendo che tanto sono grassa e quindi una bustina di zucchero ormai non mi fa più nulla, brutto cafone?

-"In omaggio": ci piace tutto quello che è in omaggio. A partire da quello che regalano con i giornali, passando per i campioncini della profumeria (confessatelo che anche voi almeno una volta siete andate in erboristeria solo per i 30 campioncini che vi danno con ogni acquisto!) e finendo nei famigerati punti del supermercato. Ora, è vero che a caval donato non si guarda in bocca, ma io mi son ritrovata con due copie di "Minnie Magazine" solo perché in regalo c'erano delle forcine - per meglio capire i miei problemi con le forcine cliccate qui. L'apice lo raggiungono i giornali di moda: ti regalano accessori assurdi spacciandoli per il trend di stagione. Una volta su Glamour regalavano una sciarpa animalier (e già lì io ti revocherei la licenza di scrivere di moda) che manco se avessero innestato Lady Gaga su Moira Orfei sarebbe venuta fuori una cosa così kitsch. Bleah.





- "Ti trovo dimagrita": le porte del Cielo si spalanchino. Giubilino gli angeli. Squillino le trombe celestiali! MAI, e ripeto, MAI ci sarà un frase che faccia più felice una donna. Neppure un "Ti amo" detto dal Johnny Depp che ha suonato la porta qualche riga più su. La donna che si sente rivolgere queste benedette parole reagisce con una risposta modesta più finta delle chiappe di Belen, dopodiché si scatenerà. Mangerà cioccolatini, convinta che finalmente il suo metabolismo sia diventato veloce come quello delle modelle che "mangio-tutto-ma-resto-secca-perché-il-mio-corpo-brucia-molto". Acquisterà abiti succinti ritrovando la sexyness perduta. Chiamerà il suo ex. Smetterà di andare in palestra.

- "Ma hai messo su qualche chilo?": l'opposto della reazione alla frase precedente. Si scatena l'inferno. La donna inizia a sbraitare convulsamente di pillole anticoncezionali che fanno ingrassare, di stress che fa ingrassare, di suocere che fanno ingrassare, della vista dell'interlocutore che fa ingrassare. Poi l'escalation. Mangerà cioccolatini, convinta che con il suo metabolismo sia diventato inesorabilmente lento e quindi tanto vale godersela. Acquisterà abiti succinti "tanto-sono-brutta-lo-stesso". Chiamerà il suo ex. Smetterà di andare in palestra.

 - "Clio make-up": quanto ci piace! Da quando la giovane italo-alemanna da New York impartisce il proprio youtubiano diktat in fatto di trucco, i casi di sbirulinitiudine tra le femmine italiane sono aumentati in modo esponenziale. Molte di noi sono dotate infatti di un'estrema autoconvizione, accompagnata pericolosamente da fette di prosciutto (o seitan, se siete vegetariani) sugli occhi, anch'esse coinvolte nell'operazione e ricoperte di ombretto verde. Ormai siamo abituati a vedere donne che si aggirano alle 6 di mattina con smokey verdi sobri come l'albero di Natale in Piazza San Pietro (quello del Ratzy, per intenderci). O ancora, donne di 50 anni che in profumeria chiedono primer viso verdi con la stessa aria con cui io, alla veneranda età di 18 anni, ho chiesto il mio primo paio di autoreggenti alla commessa di Calzedonia.



- "Anti-age" : sì, sì, sì. Anti-age forever and ever in the world. Amiamo con tutte noi stesse qualsiasi prodotto ci venga spacciato per capace di stirarci come fa una Vaporella con le tende. Dal giorno seguente al nostro compleanno dei 18, iniziamo a sentire la nostra pelle in caduta libera. Ben venga quindi la formula "Anti-age", anche quando sta scritta su un succo di frutta, su una maglia o su una zappa per l'orto. Vogliamo restare ciòvani, e siamo disposte a tutto per combattere le temibili zampe di gallina!

-"Con Aloe Vera": non ci è proprio chiaro né cosa sia questa Aloe, né perché sia necessario dire che è "vera" (come dire "sugo di pomodoro con pomodoro vero"). Però continuiamo a spalmarcela ovunque.

-"Sei arrabbiata?": occhio. Muovetevi cauti. Non ci provocate. Siamo come gli ordigni rimasti sul Monte di Ripa dopo la Seconda Guerra Mondiale: basta un solo movimento di troppo, una piccola disattenzione e bum. Il disastro. La catastrofe. La risposta che la donna vi darà di primo acchito sarà "No, sono calmissima". Ma velo dirà con lo sguardo di fuoco che aveva Kaori in Mila e Shiro quando guardava la palla. Il modo migliore di comportarsi quando avete nei paraggi una donna che dice di essere calma è non fare niente. Se parlate, direte cose sbagliate. Se fate le pulizie (che comunque sono sicura non farete MAI), le farete nel modo non corretto. Se vene andate, siete un verme che non accetta il confronto. Se la abbracciate, vi credete di essere furbi e di farla sciogliere con un abbraccio ma non sarà così semplice. Dovete solo stare fermi, e non muovervi/parlare/respirare finché lei non vi darà il permesso di farlo. Credetemi. Soprattutto se ha il ciclo (provare per credere).





I consigli che vi ho appena dato sono comunque molto generici; sappiamo benissimo che ogni donna è un universo a sé. L'importante è che in questo universo ci sia sempre l'Aloe Vera.






venerdì 16 novembre 2012

Il manuale delle giovani marmotte

E con "giovani marmotte" intendo "giovani marmotte", non "giovani marmotti". 
Femmine. 
Donne. 
Marmotte, insomma.


Chiunque sia stato donna almeno una volta nella vita, conosce benissimo l'angoscia e la frustrazione derivanti dal dover affrontare un viaggio. Sbagliano tutti coloro che imputano questa sensazione di spaesamento al jet-lag, al cambio di abitudini alimentari, alle corse per non perdere le coincidenze. 
L'universo femminile è sempre maggiormente provato di quello maschile quando si tratta di viaggiare, e tutto ciò si può riassumere in una sola, delicata parola (consiglio alle deboli di cuore di interrompere adesso la lettura del post): VALIGIA.






Cosa mi porto? Che temperature ci saranno? Lo venderanno il dentifricio a Londra? Lo porto il Chilly a Parigi anche se non hanno il bidet? Perché "bidet" è una parola francese ma i francesi non lo usano? Siamo sicuri che il gatto non me lo passano come bagaglio a mano? E se mi si macchiano i pantaloni?

Ma non temete. Noi siamo qua per risolvere per sempre i vostri problemi.
Se stamperete questo vademecum, fare la valigia non solo non sarà più un incubo, ma diventerà un piacere.
Parola di giovane marmotta.

La prima cosa da fare è visualizzare il problema. No, cosa avete capito. Non dovete contemplare per ore la valigia!

Ripartiamo da capo.

La prima cosa da fare è comprendere il problema a fondo. Ovvero: 'ndo vado? 
Una volta che avrete capito dove vi state recando, avrete già fatto una buona scrematura del vostro armadio.
Per esempio, se state andando in settimana bianca a cosa vi servirà mai un costume da bagno?
Ah, si può prendere il sole anche sulla neve? Ok, allora nulla. Prendetelo.

Ripartiamo da capo di nuovo.

Una volta che avrete focalizzato la vostra meta, prendete solo lo stretto necessario e aggiungete qualcosa in più. Perché per esempio, non si sa mai, metti che ti trovi in Kenya proprio l'unica sera dell'anno in cui la temperatura scende sotto i 20° e non ti sei portata la felpa. Un dramma. Oppure metti che ti si bagnano i calzini proprio l'ultimo giorno, tu non hai calzini di riserva e devi camminare per Barcellona a piedi nudi dentro le sneakers. A parte le più ovvie conseguenze olfattive, quando torni a casa non puoi fare la figa e dire che hai visto milioni di cose, perché tutti ti risponderanno che in compenso sei piena di vesciche.

Seguendo questi ragionamenti, generalmente le donne si portano dietro almeno 10 capi d'abbigliamento "di scorta", che resteranno inutilizzati per tutto il viaggio. Il bagaglio medio della donna supera di almeno quattro volte quello dell'uomo. E quando il fidanzato di turno le fa notare che lui per il weekend si è portato dietro solo il suo fetido borsone da pallone a fronte delle 2 valigie + beauty case di lei, la risposta è sempre la stessa: "Sono gli asciugamani che ingombrano tantissimo".

La vera sfida poi è prendere un aereo low-cost: tutto il necessario (perché per una donna 12 maglie, 20 mutandine e 7 paia di scarpe sono necessarie) deve rientrare in pesi e misure precise, pena una multa che ti farà rimpiangere di non aver volato con un jet privato.
Per le donne, il momento del bagaglio a mano costituisce una vera e propria tortura psicologica, perché in quel momento sono costrette a scegliere cosa sono disposte a sacrificare e inviare nella stiva e cosa no. Mi spiego meglio: ognuna di noi è convinta che il bagaglio nella stiva verrà perso, dopo essere stato malmenato da quei bruti che sono addetti al carico/scarico. La diretta conseguenza è che ci portiamo in cabina tutti i nostri vestiti preferiti a mo' di copertina di Linus.

Il bagaglio a mano impone un'altra prova di coraggio: infilare tutte le nostre cremine in una miserrima bustina di plastica trasparente. Abbiamo speso milioni di euro in beauty case di Hello Kitty, e tutto si riduce inesorabilmente ad una bustina della Cuki. Che tristezza. Già lì veniamo assalite dallo sgomento. Poi c'è il travaso dei liquidi, operazione durante la quale le più agguerrite si muniscono di mini imbutini PollyPocket-size. Le più imbranate, invece, si ostinano a credere che stavolta sarà quella buona e che riusciranno senza alcun ausilio a infilare i fatidici 100 ml di prodotto in micro vasetti uscendone incolumi. La scena seguente prevede un allagamento della stanza ad opera del tonico/struccante 2 in 1/ sangue di drago.






Dopodiché, a complicare ulteriormente il già delicato rapporto con la bilancia, arriva il momento di pesare la valigia. Che mancanza di sensibilità: questa è discriminazione! Una povera valigia non può entrare in aereo se supera i 10 kg. E' come dire a Gerry Scotti che non può salire sul taxi perché pesa più di 80 kg. Ma in che mondo viviamo?
La donna comunque è inarrestabile: se il bagaglio pesa più di 10 kg, mette a dieta pure lui. E via, giù a scegliere nuovamente cosa lasciare a casa e cosa portarsi dietro. 

Il dilemma-valigia non finisce mai, perché, a parte il panico che ci assale di fronte al nastro trasportatore in attesa dell'arrivo del bagaglio, c'è la questione del ritorno a casa con i souvenir. 
I souvenir che le donne acquistano compulsivamente sono la prova che qualcuno, mentre ci installava il senso della logica, ci ha voluto fare un brutto scherzo. 
Una donna non compra il portachiavi di Venezia. No. Lei si compra la versione in scala 1:1 di una gondola, in titanio ovviamente. E poi quando deve tornare a casa si chiede come fare per trasportare questo oggetto utilissimo verso il focolare domestico.
Allora scatta il lampo di genio. Infilare tutti i vestiti (preferibilmente sporchi) nel fetido borsone da pallone di lui (v. sopra). Ma come potranno entrare tutti i vestiti che si è portata dietro in una borsa già mezza piena (o mezza vuota, scegliete voi)? Semplice: non ci entrano. 
E allora? Allora, quelli che non ci entrano si mettono addosso.

Ho visto donne all'aeroporto con due piumini a Ferragosto. Donne che sono passate sotto il metal detector con gli sci ai piedi. Donne che avevano infilato 10 borse l'una dentro l'altra a mo' di matrioska. Tutto questo per portare a casa una gondola in titanio. Che pena.

Ebbene, care giovani marmotte, mi dispiace dirvi che nonostante gli sforzi non siamo riuscite a venire a capo del problema-bagaglio, e che esso resterà per sempre un mistero irrisolvibile e buio. 

Buio come la mente di quel pubblicitario menomato che ha infilato un Brad Pitt con evidenti problemi di igiene personale nella pubblicità dello Chanel n.5.






mercoledì 7 novembre 2012

La differenza tra te e me

Mi sento ispirata dalla rielezione di Obama, questo signore che nero nero e zitto zitto si è infilato alla Casa Bianca  (con tanto di moglie ben vestita e figlie fan degli One Direction) e sembra non voler mollare più, con grande giubilo del mondo intero. 

Ebbene, oggi si parla di politica. Anzi, meglio: oggi scenderò in campo per propormi come prossimo ministro delle pari opportunità. 



*musica trionfale*


Anzitutto, ritengo opportuno elencare le enormi disuguaglianze che caratterizzano il rapporto tra i due sessi.

*gli astanti trattengono il fiato e mi ascoltano col fiato sospeso*


La prima, rappresenta la più grave ingiustizia che le donne devono subire nel corso della loro vita: mentre noi, col passare del tempo, decadiamo impietosamente sotto il peso della forza di gravità, l'uomo "diventa affascinante". Eccheccazzo. Immergiamo i capelli nell'ammoniaca per coprire quegli orrendi filetti bianchi che spuntano sulla nostra (un tempo) chioma fluente, ci disperiamo affrontando estenuanti sedute dal parrucchiere sotto caschi progettati dalla NASA...e loro no. Loro, con i capelli brizzolati diventano più fighi. Loro, con le rughe di espressione, acquisiscono fascino. Una donna non ha le rughe di espressione, una donna ha i solchi; manco dovessimo piantare le patate sulla nostra faccia. 







L'uomo non può, ma DEVE essere peloso, pena la nomea di checca isterica. La donna no. Liscia come porcellana deve essere. E non importa se per ottenere questo risultato essa si deve torturare con cerette e rasoi con tecnologie ispirate dal museo delle torture di Volterra. Le femminucce sono tenute a non avere peli sul corpo, tanto più che questo dovere ci obbliga a cercare di avere il controllo anche sul temutissimo fenomeno della ricrescita. Si tratta di quel momento in cui sulle gambe non solo non ci puoi più giocare a curling, ma proprio non puoi manco appoggiare una mano perché i peli della ricrescita sono duri e ispidi che se il tuo fidanzato dovesse scegliere se accarezzare te o Winnie the Pooh sicuramente opterebbe per quest'ultimo.

L'uomo ha da puzzà. La donna deve spendere metà dello stipendio in creme corpo dai profumi più assurdi, dal sandalo (che poi io proprio devo ancora capire chi è il proprietario di quel sandalo da cui distillano il profumo, visto che generalmente le calzature sembrano essere prodotte in un caseificio del salentino) all'olivello spinoso. Ma che pianta è l'olivello spinoso? Fammi il profumo di cocco, vaniglia, fragola; non mi far sentire sfigata se non profumo (?) di sandali. In più, le creme sono fuori stagione tutto l'anno. D'estate, esci dalla doccia e ti devi spalmare con robe che hanno la consistenza della Nutella messa in frigorifero: alla fine, sudi più di quando sei entrata in doccia. D'inverno, tutta intirizzita, devi morire congelata. Per lo meno però muori profumata, dai.

L'uomo non deve partorire. Stop. Non aggiungo altro.

L'uomo è autorizzato a bere birra sul divano sbracato davanti alla tv. La donna al massimo può sorseggiare con grazia un tè con i biscotti alle cinque del pomeriggio davanti al caminetto; perché noi siamo signorine per bene, orsù. In questo frangente, l'uomo può fare il tifo rumorosamente (perché si sa, l'uomo sbracato davanti alla tv che beve birra guarda per forza una partita), mentre una gentil fanciulla non è autorizzata a urlare a Miranda che è una grandissima troia mentre si gode un episodio di Sex & the City.





L'uomo non ingrassa. Può mangiare chili di schifezze (anche in abbinamento alla situazione di cui sopra), ma non metterà mai su un culo da portaerei. E se prende per sbaglio uno o due chili, si dice che questo conferisce alla sua immagine un aspetto più virile. E la donna? Pfui. La donna vive una vita di stenti. Mangia cereali integrali a colazione, una costa di sedano per pranzo e una carota per cena. A volte si può concedere uno yogurt; Vitasnella ovviamente. E nonostante tutto, ingrassa. Anzi no, lievita proprio. Non parliamo poi di quelle rare occasioni in cui la pazza decide di godersi un cioccolatino. La povera disgraziata si sveglia la mattina seguente con A) un corno in mezzo alla fronte che la fa sembrare un po' un Pegaso de noantri  B) 154 buchi di cellulite in più. A cinque secondi di goduria corrispondono in modo direttamente proporzionale tre catastrofiche ore in palestra in cui la poveretta tenta invano di rimediare al danno provocato dal Ferrero Rocher. La pelle a buccia d'arancia (che detta così non sembra neanche una cosa brutta) non la abbandonerà mai più. E si paleserà specialmente nei camerini di Intimissimi, dentro i quali la malcapitata si affannerà a dare la colpa alla luce artificiale. Seh.

*applausi scroscianti*


Gentili elettori, vorrei che prendeste seriamente in considerazione la mia candidatura a Ministro delle pari opportunità, in quanto proporrò in prima istanza una lotta alle ingiustizie che ho appena elencato. 
Alle donne non importa la parità degli stipendi; non ce ne frega una mazza di avere asili nido aziendali; non ci interessa il congedo di maternità. NO. 
Vogliamo essere libere di puzzare, di essere pelose, di essere vecchie e fighe senza necessariamente essere chiamate MILF; vogliamo il diritto al rutto libero, il diritto alla cioccolata.

Donne di tutto il mondo, votatemi e se vincerò vi prometto una festa in cui ci sbronzeremo per tutta la notte con la birra dei nostri uomini. 

*le donne presenti iniziano a picchiare gli uomini*


Il giorno dopo però zitte e in palestra, eh.