venerdì 28 dicembre 2012

5...4...3...2...1...

BUON ANNO!
Colgo l'occasione di questo mio nuovo post per augurare a tutte/tutti voi un felice e sereno 2013.
Ringrazio chi mi segue con continuità e anche chi è finito solo per caso sul mio blog.
Devo dire che non mi aspettavo di essere letta così tanto, e invece...wow! Grazie, grazie ancora. Spero di riuscire a migliorarmi con l'anno che verrà, per farvi divertire ancora di più. Per quel che mi riguarda, io mi sto già divertendo un mondo a scrivere qua.


Ora basta con i ringraziamenti, devo andare via. Di corsa anche, perché devo iniziare a prepararmi per la notte più magggica dell'anno: quella del 31 dicembre.




Ordunque, siore e siori, prepariamoci a festeggiare l'avvento del 2013 con giubilo e gioia, anche per il fatto che è da 5 anni che ci dicono che saremmo deceduti dieci giorni prima e invece, alla faccia dei Maya, siamo ancora qua, come Vasco Rossi!
Quando mi sono accorta che era ormai il 22 dicembre e non ero morta (evidentemente), ho comunque provato un po' di sconforto; ho pensato a Daniele Bossari e al suo orologio col conto alla rovescia per la fine del mondo, rivelatosi inutile come il riporto di Donald Trump. 



Ho pensato che, se ero sopravvissuta io, anche Berlusconi era sempre vivo...anche se, viste le ultime vicende, dubito del fatto che i Maya sarebbero riusciti a farlo fuori. 
Poi, dal momento che non era finito il mondo, significava che persisteva il problema del tempo di asciugatura dello smalto. Come potete vedere, alla fin fine essere ancora qui non è poi tutto questo vantaggio.
Certo, ci siamo goduti il Natale, abbiamo mangiato talmente tanto che sembrava aspirassimo a diventare i prossimi concorrenti di "Obesi, un anno per rinascere".
Ma ora ci siamo.
E' giunto il momento di dare una risposta alla domanda che, a partire dal 31 di agosto, aleggia minacciosa nell'aria.

CHE FAI A CAPODANNO?

Oh cazzo.
Ma esiste ancora?
Non hanno abolito questa festività tanto inutile quanto frustrante?
Politici, ma che promettete a fare di abolire l'IMU? Abolite Capodanno, sarà un successo elettorale garantito.

Capodanno ci provoca non pochi problemi.
Anzitutto, la ricerca del luogo in cui festeggiare (??) il nuovo anno. Un po' come dire "festeggiamo perché quest'anno non siamo morti". Che allegria immensa.
Tutti noi abbiamo detto almeno una volta "a 'sto giro mi organizzo per tempo": dopo aver trascorso giornate intere a confrontare i prezzi dei voli, a incavolarsi con Trenitalia perché non ha una linea diretta Ca' di Boschetti-Milano (ma dai?), a paragonare gli hotel (no-ma-che-paghiamo-a-fare-la-colazione-del-primo-che-tanto-si-andrà-a-letto-alle-sei), alla fine la scelta è sempre la stessa: cena a casa o Circolo Ricreativo con Gran Torneo di Briscola.
Spesso ho valutato l'ipotesi di partecipare al Torneo, ma poi (ingenuamente) ho sempre ripiegato su una cena a casa di qualcuno.
Alla fine il succo non cambia. Perché?
Di seguito la catena logica che mi ha portato ad affermare una sì audace sentenza.

- Capodanno si festeggia a mezzanotte.
- La cena deve iniziare più tardi del solito, perché altrimenti dopo non si sa che fare.
- Allora vediamoci alle nove.
- I ritardatari si presentano minimo alle nove e mezza.
- Si inizia a cenare per le 10.30.
- Il cotechino si brucia.
- Preparare i Cordon Bleu.
- Sono le 11.30.
- Procurarsi le bottiglie di Asti Cinzano in offerta all'Esselunga (3.99 €)
- E' già mezzanotte e il conto alla rovescia lo fai masticando l'ultimo pezzo di pandoro al mascarpone e sputandone i pezzetti sul musino del cane, che va a nascondersi dietro il divano pensando sia già iniziato il momento dei fuochi d'artificio.
- Trenino di capodanno con musiche di Canale 5 e con sorriso plasticoso di Barbara d'Urso in primo piano.

Non era meglio giocare a briscola?




Il bello in tutto questo è che, anche se sappiamo che finiremo nell'imbarazzante situazione di cui sopra, ci sforziamo anche per essere belle.
Generalmente, ci presentiamo dai nostri amici quasi in pantofole.
Per capodanno NO.
Tacco 14 anche sul parquet, per la felicità della padrona di casa, che non ha il coraggio di chiederti di scendere giù per paura di non essere pronta a raccattarti col paracadute.
Vestitino talmente corto che al momento dell'acquisto lo avevamo scambiato per una maglia.
Paillettes, paillettes ovunque. Il 31 dicembre siamo tutte vestite da Barbie Tamarra.
Intimo rosso che porta fortuna. Ogni anno ci vuole nuovo. Mi sa che porti più fortuna a Intimissimi questa tradizione.
Quando però si dice che l'abito non fa il monaco un motivo c'è, specialmente per Capodanno, quando le donzelle offrono uno spettacolo agghiacciante: esse si mostrano al mondo completamente ubriache (dopo un bicchiere di Cinzano da 3.99 € - v.sopra) , ma vestite da Jessica Rabbit. Voi ci scherzate, ma è la cosa peggiore del mondo! Un conto è vedere una ragazza ubriaca somigliante a Bilbo Baggins, un conto è vedere una figona fare la fine di Kate Moss. Molto, molto più squallido.
Se penso che generalmente per noi donne funziona così (seratona = vestirsi faighe = ubriacarsi) mi viene ribrezzo. 





A mezzanotte e un minuto, finisce tutto. 

Se hai ancora un briciolo di autocoscienza, ti rendo conto che, alla fin fine, tutto è uguale a prima. Se non che di millesimo sei un anno più vecchia.

Sicura di voler ancora festeggiare il Capodanno?








mercoledì 19 dicembre 2012

Photoshooting at the discoteque

Ammetto che sono molte le cose che mi lasciano basita nella vita.
Tra queste, posso annoverare la mia dipendenza dallo scoppiare le bolle della plastica da imballaggio degli elettrodomestici, oppure il motivo per cui non hanno ancora istituito una legge che preveda il carcere per chi continua a scrivere robe tipo "ekkomi".




La peggiore di tutte però, è l'usanza sempre più diffusa di farsi le foto nei cessi.

Con tutti i posti bellissimi che ci sono, proprio nei cessi vi andate a fotografare. Spiegatemi perché. E spiegatemi anche la ragione per la quale poi pubblicate le foto sui social network.
Io, fin da piccola, sono stata abituata che stare in bagno era un momento particolarmente intimo.
Ora no.
I maschi da sempre mi domandano "perché andate in bagno in due?": ora la risposta ce l'ho. Si va in bagno in due per farsi le foto. Non male eh? Una si mette in posa, l'altra scatta. 
L'Italia è diventata la patria degli Oliviero Toscani dei wc.

I peggiori poi sono gli autoscatti: davanti allo specchio, con una posa assurda accompagnata da una bocca in posizione pseudo-provocante e la luce del flash riflessa sullo specchio. 
Il riflesso è così forte che se lo guardi troppo ti viene l'attacco epilettico.
La posa tipica con cui si sparano le foto contempla, come già detto, una bocca pseudo-sensuale: ora, esistono diverse scuole di pensiero riguardo cosa sia una bocca pseudo-provocante.
Per alcuni, l'effetto sexy si ottiene protendendo le labbra in avanti a imitare un bacio. Se baci così, non credo ci sia molto da riflettere sul motivo per cui, invece di stare a fare le zozzerie, sei ridotto a farti gli autoscatti nel bagno dei nonni.




Altri credono invece che le labbra sexy siano quelle a fessura di salvadanaio rigorosamente con l'indice puntato sopra, magari accompagnate da uno sguardo all'insù della serie "oh-come-sono-piccola-e-ingenua". Se devo dire la verità, a me questa posa ricorda più lo scettro di Sailor Moon (io ce l'avevo) che..non so...qualcosa che abbia a che fare col sexy, ecco.





Sopra ho detto che questi soggetti tendono ad addentrarsi nelle sale da bagno dei propri avi; bene, questo è il caso più fortunato. 
Purtroppo, la location più gettonata risulta essere il bagno della discoteca. 
E anche lì, io vorrei capire una cosa: ma sei andata in discoteca per ballare e rimorchiare o per spararti le pose nel cesso? Hai passato tre ore a prepararti per renderti presentabile allo specchio di un bagno? Ma i miei complimenti.
Già andare in bagno in discoteca è un'impresa, poi ora ci si mettono pure tutti i poser che intasano il traffico verso l'ambito varco. 
Fotografare un tramonto no, eh?





Mi provoca infinito dolore anche il pensare ai titoli che poi vengono dati al povero album, che, poverino, non ha colpa. Il più gettonato è l'odioso, presuntuoso, abominevole "Semplicemente me". Semplicemente te un cazzo. Semplicemente te e la tazza, quando va bene semplicemente te e il bidet. Ma poi cosa dici "semplicemente", che per trovare la posa giusta che ti nasconda il brufolo ci hai messo 45 minuti? 
I commenti. I commenti alle foto sono qualcosa di altrettanto osceno. 
Una foto aggiunta da amici, in cui vieni taggato a tua insaputa, può anche ritrarti in un momento in cui sembravi più un quadro di Picasso che un essere umano. E ci sta che tu commenti negativamente l'immagine.
Ma una foto che hai caricato TU, di tua spontanea volotà, come puoi commentarla "Otttio Km Sn Brutta Kui!"? Ma la nonna ti ha obbligato a caricarla per far vedere a tutti che ha messo le piastrelle nuove sopra la vasca?  No. L'hai caricata TU. I casi sono due: o sei scema e masochista, o sei scema e basta. A te la scelta.



Io credo che Zuckerberg abbia fatto un favore al mondo dicendo che da gennaio 2013, su Instagram, le foto verranno considerate proprietà del programma e quindi saranno passibili di essere utilizzate a scopi pubblicitari. Ti immagini, vedersi stampati su un mega cartellone che pubblicizza carta igienica/Anitra Wc? 
Meglio stare attenti a ciò che si carica, da ora in poi.

Grazie Mark. 

giovedì 13 dicembre 2012

Se non si fosse capito...

Dlin dlin dlin...è Natale!!!!

Evvai, anche quest'anno è arrivato Natale, il periodo dell'anno che tutte noi aspettiamo per celebrare la nascita di...di...oddio, non mi  viene il nome.
Vabbè, comunque in breve c'è un tizio che è nato a Dicembre e allora tutti noi ogni anno gli facciamo una festa bella grossa. Se vi ricordate chi è il festeggiato, scrivete pure nome e cognome nei commenti qui sotto, così gli mando anche gli auguri via Facebook.

Il bello di questo periodo, oltre a questo super party (che non ho capito perché dobbiamo sempre farlo con le famiglie, che pizza), si può sintetizzare in pochi punti:

- Cibo

- Regali

- Smalti coi glitter

- Cibo




Per quel che riguarda cibo e smalti con i glitter, è abbastanza facile accontentarmi.
Per quel che riguarda la voce "regali", invece, la cosa si fa un po' più complessa: ci sono cose che desidero ardentemente ma che nessuno ha ancora avuto occasione (o coraggio) di regalarmi (o di inventare).


Anzitutto vorrei delle calze che non si smaglino mai.
Già che io odio indossare i collant, specialmente quelli con la riga: li ho comprati e ho espresso alla commessa il mio dubbio riguardo alla mia capacità di ottenere un risultato decente da quella riga, ma la ragazza prontamente mi ha assicurato che se fossero state della taglia giusta non solo sarebbero state facilissime da indossare, ma avrebbero anche permesso a un esemplare di Germano Reale femmina quale io sono di APPARIRE (non ESSERE, intendiamoci) sexy.
Bene.
Ho tirato su i collant e la riga dietro pareva l'elettrocardiogramma di Fabio Caressa quando segna l'Italia.
20 minuti per tirare su un paio di calze, non aggiungo altro. Anche se devo ammettere che, alla fine, la righina nera dietro fa la sua figura. Grazie commessa di Calzedonia, a nome di tutta la comunità di Germani Reali.
Prima di questa digressione, stavo sottolineando quanto io odi indossare i collant: dal momento che li tiri su, essi sono sottoposti a mille prove che ne vanno a mettere a rischio la resistenza e a provocare la inesorabile smagliatura.
Sedie di vimini. Cerniere. Bracciali che si agganciano. Unghie che si spezzano. Proprio quella sera lì. Che stress.
Personalmente porto sempre con me un paio di collant di scorta, ma la dura verità è questa: la smagliatura avviene sempre sulla parte posteriore, dove non si vede. Così tu, Germano Reale femmina, vai a giro convinta che tutti ti stiano ammirando con un trasporto generalmente riservato solo alle vetrine delle pasticcerie, ma in realtà stanno solo pensando che, grazie a tutti quei filetti che spiccano sul tuo B-Side, sembri un insaccato. In via di scadenza, per giunta.








Vorrei la Nutella senza zucchero.


Vorrei anche una borsa con una lucina interna che si illumina automaticamente puntando sull'oggetto che stai cercando.
Milioni di volte sono arrivata vicina alla rottura definitiva col mio fidanzato per questo motivo: suona il telefono e non rispondo. Ma non è che non rispondo perché lo sto tradendo (magari), io non rispondo perché, nella mia borsa, il cellulare sparisce sempre. Ci dev'essere un buco nero, qualcosa che lo risucchia e lo fa ricomparire solo dopo che ha smesso di suonare.
Ma non accade solo col cellulare. Pensiamo alle chiavi della macchina. E' matematico che quando piove, quelle stronze scompaiono. Hai voglia di attaccarci un portachiavi che avrebbe bisogno del cartello "Trasporto Eccezionale": tu non le troverai MAI al primo colpo.
I fazzoletti che escono fuori quando ormai la stalattite di muco ha già preso forma.
I soldi...ah, no, quelli non spariscono, li spendo.





Vorrei un gattino, perché tanto io so che resterò zitella (in quanto ragazza acidella) e quindi MI SERVE un gatto.
Comunque sia, un gatto è sempre migliore di un uomo.
Non ti dice nulla se non ti fai la ceretta, anzi, lo apprezza in quanto tentativo di diventare simile a lui.
Mangia solo croccantini, annullando i tempi di cottura e scongiurandoti la mondatura delle cipolle.
Non parla; al massimo emette un tenero miagolio che può significare anche "stronza muovi quel grasso didietro dal divano e vieni a nutrirmi", ma che risulterà sempre e comunque tenero.
Non gioca a calcetto/non guarda la Champions League.
Lo puoi chiamare con nomi stupidi e non si risente.
Riesce sempre a centrare la cassettina quando fa la pipì.
Insomma, mi serve un gatto.

Vorrei scarpe con tacco 12 che non facciano male dopo 5 minuti che le indosso.
In un mondo in cui la ricerca avanza, l'uomo riesce a non farsi male cadendo da 39000 metri, io continuo a soffrire il martirio dei 12 cm di tacco. E' un controsenso.
Posso mettere i plasticosi Party Feet, ma preferisco evitare commenti del genere "ehi, qualcuno sta mangiando gorgonzola qui? Ne vorrei un po' anche io"; puoi mangiare il mio alluce se vuoi, brutta menomata.




Vorrei un'auto che si parcheggia da sola e che paga il parchimetro con le proprie finanze.
(Per maggiori info sulla mia abilità alla guida, clicca qui)

Vorrei un ufficio postale personale, così da poter evitare inutili sprechi di tempo in code altrettanto inutili, perché tanto quando raggiungi lo sportello l'amabile addetta ti comunica "guardi che la raccomandata si spedisce al 3, qui ci occupiamo solo di frutta e verdura". 
Mordor è il paradiso in confronto a un ufficio postale, specialmente i primi del mese quando ci sono le pensioni.
Pensiamo invece a come sarebbe più bello se tutti avessimo un nostro ufficio personale: scendiamo le scale, prendiamo il biglietto (tanto per non farci sentire privilegiati) e facciamo subito ciò che dobbiamo, dopo che la signorina ci ha detto parole gentili in quanto nostra dipendente e in quanto passibile di mancata retribuzione.
Al massimo potrei installare uno specchio subito all'entrata, così da avere l'impressione che ci sia coda e potermi sentire davvero all'interno di un ufficio postale.

Poi va beh, vorrei la pace nel mondo dai.

Buon Natale! 








venerdì 30 novembre 2012

Donna (al) volante

Il codice della strada ha un linguaggio unico nel suo genere: mentre per lo più, parlando in generale, ci si esprime al maschile nel caso in cui non si sappia se chi ha compiuto un'azione fosse uomo o donna, nel codice della strada il criterio di scelta del genere è molto più complesso. In generale, anche lì ci si esprime al maschile, ma appena si nota qualcuno che sta contravvenendo alle norme di circolazione scatta immediatamente un "Ma guarda 'sta cretina!" / "Anvedi 'sta troia!" automatico.

Chi guida male è PER FORZA una donna.

Il rapporto della donna col volante è molto complesso...come tutti gli altri rapporti del resto. Una donna non riesce a relazionarsi in modo tranquillo con nulla: il cibo, i vestiti, il fidanzato, il gatto. Oddio, forse col gatto sì. Però con tutte le altre cose (e da notare che tra le "cose" si intende anche il fidanzato) non riusciamo a convivere normalmente. La catastrofe, però, si palesa appena una donna si mette a guidare.
Vicky Piria rappresenta una gloriosa eccezione nell'universo delle donne: guardatela, è figa e sa anche guidare. Speriamo che almeno non sappia cucinare. 



Una donna si siede al posto di guida e, prima di ogni altra cosa, aggiusta gli specchietti. No no, non per vedere meglio se dietro la stanno inseguendo dei narcotrafficanti o un cammello scappato dal circo. Una donna prima di partire deve specchiarsi per vedere anzitutto se ha dei pezzetti di rucola incastrati tra i denti (un buon motivo per mangiare solo Nutella, che va giù zitta zitta e non ti si incastra nel Traforo del Frejus tra gli incisivi), poi se il rimmel è a posto. Già. 
Cosa c'è di più importante? 
La propria sicurezza? 
Avere una buona visuale? 
NEIN. 
La cosa importante è avere il trucco a posto.
Non sottovalutate l'importanza del make up: se ad esempio ci ferma una pattuglia mentre stiamo spettegolando al cellulare pettinandoci con la mano che rimane libera, la strategia di noi femmine prevede uno sguardo languido della serie "mi scusi ma non lo sapevo"; è OVVIO che se abbiamo il rimmel a posto lo sguardo languido ne trarrà un immenso beneficio.

Nella funesta prospettiva che ci fermi una viglilessa, manco ci proviamo ad adottare una delle tante strategie alternative allo sguardo da patata lessa - tra le strategie alternative vorrei annoverare la famosa "Non ho la cintura perché ho il ciclo/sono incinta"; "I fari sono spenti perché mi hanno trapiantato le cornee del mio gatto morto e riesco a verderci al buio"; "La patente non l'ho presa perché non entrava nella pochette" - perché è ormai assodato che tutte le vigilesse sono intransigenti. Pfui. Forse semplicemente non sono sessualmente corruttibili...no? Beata ingenuità maschile. 




Bene, dopo aver controllato che nel caso in cui facessimo un incidente mortale potremmo essere gloriosamente seppellite col correttore, portando i nostri brufoli segreti nella tomba, giriamo la chiave e premiamo la frizione.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
Un pedale la cui fondamentale utilità sfugge a tutte noi, che comunque per sicurezza la premiamo sempre. 
Dobbiamo scalare la marcia? Giù la frizione.
Curviamo? Giù la frizione.
Stiamo partendo? Teniamo giù la frizione per un periodo X. La nostra magnanimità ha fatto sì che trovassimo un ruolo anche a questo inutile e bistrattato accessorio dell'auto (sì, avete letto bene, accessorio; io tra un'auto senza portarossetti e un'auto senza frizione sceglierei quest'ultima senza pensarci due volte). La frizione serve per passare il tempo. Perché guidare è noioso, e allora ogni tanto buttiamo giù la frizione e usciamo dalla monotonia.

Tra una frizione e una curva a 90 km/h in seconda, la strada scorre sotto i nostri pneumatici e ci sentiamo pilote sulla Route 66. Finché arriva lei: la partenza in salita.

Ferme a un semaforo, attendiamo l'arrivo del verde con un sudore che manco alle 9.59 del giorno in cui H&M lancia le limited edition. Le mani tremano. Non riconosciamo più i pedali (ma chi ha pensato di metterne TRE????). Ci guardiamo attorno nella speranza che un'anima pia ci regali uno sguardo di carità. Preghiamo che non si fermi nessuno dietro a noi per evitare spiacevoli strombazzate.
Ed ecco il momento. Scatta il verde e tutto scorre velocemente.
Se a un semaforo normale le auto in coda davanti a noi impiegano secoli per ripartire, in salita no: sembra che le auto volino, che la gravità si annulli di fronte a un led verde. Ovviamente non per noi. Ma ecco che si rivela in tutta la sua utilità: lei è nostra amica, e ce lo dimostra nel momento del bisogno...santa frizione!!!! La bruciamo, ma grazie a lei scongiuriamo un tamponamento a catena provocato dall'auto che sta in cima alla fila.

Vaghiamo ancora un po', sbagliamo le strade, ignoriamo le rotonde. Ma tutto va bene.
Ricordiamoci però di una cosa: prima o poi dovremo parcheggiare. E qui si rivela tutta la donnità che ci caratterizza. NON SAPPIAMO PARCHEGGIARE. Un parcheggio fatto da una donna si riconosce subito, esattamente come le impronte di tirannosauro nella lava che abbiamo imparato a riconoscere grazie a Quark.
Le tempistiche medie di parcheggio si aggirano sui 20 minuti. Ecco perché arriviamo in ritardo: noi partiamo puntuali, però poi parcheggiamo; è lì che ci giochiamo la puntualità.
E non diteci che ora con i sensori di parcheggio la vita è più facile, perché quel "bipbip" ci innervosisce e ci manda in ansia da prestazione. 
Gli specchietti manco li contempliamo.
Intuiamo dove si trova il parcheggio e ci regoliamo di conseguenza.



Usciamo dall'esperienza di guida trafelate, affrante, certe di aver collezionato almeno 5 multe.
Poi ci giriamo verso il marciapiede, e vediamo la coda di uomini davanti alla Snai prima delle partite. Forse, c'è chi e messo peggio.



venerdì 23 novembre 2012

La lingua delle donne

Oggi La Chatte è tutta per i maschietti!!! Dal momento che esistono anche loro, e dal momento che non vogliamo discriminarli, questo post è dedicato alla metà del genere umano che funziona come i brontosauri, ovvero con due sezioni distaccate di cervello: la prima nel cranio, la seconda...beh,beh, passiamo al post.




Il cervello delle donne dovete sapere che funziona a comandi, un po' come quello dei barboncini addestrati: sentiamo una frase pre-derterminata e in noi scatta una molla che ci spinge a comportarci secondo modelli standardizzati. Ecco a voi alcuni esempi che vi saranno utili per gestire al meglio la vostra compagna di vita e prevederne i comportamenti.


- "3x2": questa combinazione numerica risveglia in noi l'istinto di sopravvivenza più neanderthaliano. Ammetto che da piccola avevo molta difficoltà a capire il motivo per cui l'Esselunga fosse così felice di esporre le tabelline. Ma crescendo ho capito. E sono entrata nel vortice. Quando vedo un "3x2" non resisto: compro, compro, compro. Ho comprato anche tre frullatori al prezzo di due. Metti che uno si rompe, l'altro è difettoso...insomma così sei al sicuro, puoi frullare quanto vuoi in tutta tranquillità.

- "Saldi di fine stagione": non commenterò. Mi rifiuto. Non ci posso pensare.

- "Amore, dato che sei in piedi...": quando la nostra dolce metà - specifichiamo che "dolce" è un residuo dei primi due mesi di fidanzamento; se ci basassimo sui mesi successivi lo chiameremmo di certo "stronza metà" -  esordisce con questa frase, scatta subito il "NO". Ed è un no secco. Non vogliamo manco sentire cosa ci stava per chiedere. Tanto la risposta sarebbe NO. E' una questione di principio per noi. Diremmo di no anche se la richiesta fosse "Amore, dato che sei in piedi vai ad aprire tu la porta, che ha suonato il campanello Johnny Depp".

-"Senza zucchero": adoriamo, ripeto, adoriamo tutto quello che è senza zucchero. Ci fa sentire in pace con noi stesse. Ben vengano tutti i dolcificanti cancerogeni, gli alimenti geneticamente modificati, addensanti, coloranti, esaltatori di sapidità (???): noi non vogliamo lo zucchero. E' sua la colpa di tutte le nostre sofferenze, è lui che ci ha provocato miliardi di problemi, è lui che non ci permette di essere come Keira Knightley. Lo zucchero nun ce piace. Andiamo a cena fuori, mangiamo aperitivo + antipasto + 2 primi + 2 secondi + dolce alla marmellata. Ma quando il cameriere ci chiede quante bustine di zucchero vogliamo nel caffè ci sentiamo profondamente offese. Stai forse dicendo che tanto sono grassa e quindi una bustina di zucchero ormai non mi fa più nulla, brutto cafone?

-"In omaggio": ci piace tutto quello che è in omaggio. A partire da quello che regalano con i giornali, passando per i campioncini della profumeria (confessatelo che anche voi almeno una volta siete andate in erboristeria solo per i 30 campioncini che vi danno con ogni acquisto!) e finendo nei famigerati punti del supermercato. Ora, è vero che a caval donato non si guarda in bocca, ma io mi son ritrovata con due copie di "Minnie Magazine" solo perché in regalo c'erano delle forcine - per meglio capire i miei problemi con le forcine cliccate qui. L'apice lo raggiungono i giornali di moda: ti regalano accessori assurdi spacciandoli per il trend di stagione. Una volta su Glamour regalavano una sciarpa animalier (e già lì io ti revocherei la licenza di scrivere di moda) che manco se avessero innestato Lady Gaga su Moira Orfei sarebbe venuta fuori una cosa così kitsch. Bleah.





- "Ti trovo dimagrita": le porte del Cielo si spalanchino. Giubilino gli angeli. Squillino le trombe celestiali! MAI, e ripeto, MAI ci sarà un frase che faccia più felice una donna. Neppure un "Ti amo" detto dal Johnny Depp che ha suonato la porta qualche riga più su. La donna che si sente rivolgere queste benedette parole reagisce con una risposta modesta più finta delle chiappe di Belen, dopodiché si scatenerà. Mangerà cioccolatini, convinta che finalmente il suo metabolismo sia diventato veloce come quello delle modelle che "mangio-tutto-ma-resto-secca-perché-il-mio-corpo-brucia-molto". Acquisterà abiti succinti ritrovando la sexyness perduta. Chiamerà il suo ex. Smetterà di andare in palestra.

- "Ma hai messo su qualche chilo?": l'opposto della reazione alla frase precedente. Si scatena l'inferno. La donna inizia a sbraitare convulsamente di pillole anticoncezionali che fanno ingrassare, di stress che fa ingrassare, di suocere che fanno ingrassare, della vista dell'interlocutore che fa ingrassare. Poi l'escalation. Mangerà cioccolatini, convinta che con il suo metabolismo sia diventato inesorabilmente lento e quindi tanto vale godersela. Acquisterà abiti succinti "tanto-sono-brutta-lo-stesso". Chiamerà il suo ex. Smetterà di andare in palestra.

 - "Clio make-up": quanto ci piace! Da quando la giovane italo-alemanna da New York impartisce il proprio youtubiano diktat in fatto di trucco, i casi di sbirulinitiudine tra le femmine italiane sono aumentati in modo esponenziale. Molte di noi sono dotate infatti di un'estrema autoconvizione, accompagnata pericolosamente da fette di prosciutto (o seitan, se siete vegetariani) sugli occhi, anch'esse coinvolte nell'operazione e ricoperte di ombretto verde. Ormai siamo abituati a vedere donne che si aggirano alle 6 di mattina con smokey verdi sobri come l'albero di Natale in Piazza San Pietro (quello del Ratzy, per intenderci). O ancora, donne di 50 anni che in profumeria chiedono primer viso verdi con la stessa aria con cui io, alla veneranda età di 18 anni, ho chiesto il mio primo paio di autoreggenti alla commessa di Calzedonia.



- "Anti-age" : sì, sì, sì. Anti-age forever and ever in the world. Amiamo con tutte noi stesse qualsiasi prodotto ci venga spacciato per capace di stirarci come fa una Vaporella con le tende. Dal giorno seguente al nostro compleanno dei 18, iniziamo a sentire la nostra pelle in caduta libera. Ben venga quindi la formula "Anti-age", anche quando sta scritta su un succo di frutta, su una maglia o su una zappa per l'orto. Vogliamo restare ciòvani, e siamo disposte a tutto per combattere le temibili zampe di gallina!

-"Con Aloe Vera": non ci è proprio chiaro né cosa sia questa Aloe, né perché sia necessario dire che è "vera" (come dire "sugo di pomodoro con pomodoro vero"). Però continuiamo a spalmarcela ovunque.

-"Sei arrabbiata?": occhio. Muovetevi cauti. Non ci provocate. Siamo come gli ordigni rimasti sul Monte di Ripa dopo la Seconda Guerra Mondiale: basta un solo movimento di troppo, una piccola disattenzione e bum. Il disastro. La catastrofe. La risposta che la donna vi darà di primo acchito sarà "No, sono calmissima". Ma velo dirà con lo sguardo di fuoco che aveva Kaori in Mila e Shiro quando guardava la palla. Il modo migliore di comportarsi quando avete nei paraggi una donna che dice di essere calma è non fare niente. Se parlate, direte cose sbagliate. Se fate le pulizie (che comunque sono sicura non farete MAI), le farete nel modo non corretto. Se vene andate, siete un verme che non accetta il confronto. Se la abbracciate, vi credete di essere furbi e di farla sciogliere con un abbraccio ma non sarà così semplice. Dovete solo stare fermi, e non muovervi/parlare/respirare finché lei non vi darà il permesso di farlo. Credetemi. Soprattutto se ha il ciclo (provare per credere).





I consigli che vi ho appena dato sono comunque molto generici; sappiamo benissimo che ogni donna è un universo a sé. L'importante è che in questo universo ci sia sempre l'Aloe Vera.






venerdì 16 novembre 2012

Il manuale delle giovani marmotte

E con "giovani marmotte" intendo "giovani marmotte", non "giovani marmotti". 
Femmine. 
Donne. 
Marmotte, insomma.


Chiunque sia stato donna almeno una volta nella vita, conosce benissimo l'angoscia e la frustrazione derivanti dal dover affrontare un viaggio. Sbagliano tutti coloro che imputano questa sensazione di spaesamento al jet-lag, al cambio di abitudini alimentari, alle corse per non perdere le coincidenze. 
L'universo femminile è sempre maggiormente provato di quello maschile quando si tratta di viaggiare, e tutto ciò si può riassumere in una sola, delicata parola (consiglio alle deboli di cuore di interrompere adesso la lettura del post): VALIGIA.






Cosa mi porto? Che temperature ci saranno? Lo venderanno il dentifricio a Londra? Lo porto il Chilly a Parigi anche se non hanno il bidet? Perché "bidet" è una parola francese ma i francesi non lo usano? Siamo sicuri che il gatto non me lo passano come bagaglio a mano? E se mi si macchiano i pantaloni?

Ma non temete. Noi siamo qua per risolvere per sempre i vostri problemi.
Se stamperete questo vademecum, fare la valigia non solo non sarà più un incubo, ma diventerà un piacere.
Parola di giovane marmotta.

La prima cosa da fare è visualizzare il problema. No, cosa avete capito. Non dovete contemplare per ore la valigia!

Ripartiamo da capo.

La prima cosa da fare è comprendere il problema a fondo. Ovvero: 'ndo vado? 
Una volta che avrete capito dove vi state recando, avrete già fatto una buona scrematura del vostro armadio.
Per esempio, se state andando in settimana bianca a cosa vi servirà mai un costume da bagno?
Ah, si può prendere il sole anche sulla neve? Ok, allora nulla. Prendetelo.

Ripartiamo da capo di nuovo.

Una volta che avrete focalizzato la vostra meta, prendete solo lo stretto necessario e aggiungete qualcosa in più. Perché per esempio, non si sa mai, metti che ti trovi in Kenya proprio l'unica sera dell'anno in cui la temperatura scende sotto i 20° e non ti sei portata la felpa. Un dramma. Oppure metti che ti si bagnano i calzini proprio l'ultimo giorno, tu non hai calzini di riserva e devi camminare per Barcellona a piedi nudi dentro le sneakers. A parte le più ovvie conseguenze olfattive, quando torni a casa non puoi fare la figa e dire che hai visto milioni di cose, perché tutti ti risponderanno che in compenso sei piena di vesciche.

Seguendo questi ragionamenti, generalmente le donne si portano dietro almeno 10 capi d'abbigliamento "di scorta", che resteranno inutilizzati per tutto il viaggio. Il bagaglio medio della donna supera di almeno quattro volte quello dell'uomo. E quando il fidanzato di turno le fa notare che lui per il weekend si è portato dietro solo il suo fetido borsone da pallone a fronte delle 2 valigie + beauty case di lei, la risposta è sempre la stessa: "Sono gli asciugamani che ingombrano tantissimo".

La vera sfida poi è prendere un aereo low-cost: tutto il necessario (perché per una donna 12 maglie, 20 mutandine e 7 paia di scarpe sono necessarie) deve rientrare in pesi e misure precise, pena una multa che ti farà rimpiangere di non aver volato con un jet privato.
Per le donne, il momento del bagaglio a mano costituisce una vera e propria tortura psicologica, perché in quel momento sono costrette a scegliere cosa sono disposte a sacrificare e inviare nella stiva e cosa no. Mi spiego meglio: ognuna di noi è convinta che il bagaglio nella stiva verrà perso, dopo essere stato malmenato da quei bruti che sono addetti al carico/scarico. La diretta conseguenza è che ci portiamo in cabina tutti i nostri vestiti preferiti a mo' di copertina di Linus.

Il bagaglio a mano impone un'altra prova di coraggio: infilare tutte le nostre cremine in una miserrima bustina di plastica trasparente. Abbiamo speso milioni di euro in beauty case di Hello Kitty, e tutto si riduce inesorabilmente ad una bustina della Cuki. Che tristezza. Già lì veniamo assalite dallo sgomento. Poi c'è il travaso dei liquidi, operazione durante la quale le più agguerrite si muniscono di mini imbutini PollyPocket-size. Le più imbranate, invece, si ostinano a credere che stavolta sarà quella buona e che riusciranno senza alcun ausilio a infilare i fatidici 100 ml di prodotto in micro vasetti uscendone incolumi. La scena seguente prevede un allagamento della stanza ad opera del tonico/struccante 2 in 1/ sangue di drago.






Dopodiché, a complicare ulteriormente il già delicato rapporto con la bilancia, arriva il momento di pesare la valigia. Che mancanza di sensibilità: questa è discriminazione! Una povera valigia non può entrare in aereo se supera i 10 kg. E' come dire a Gerry Scotti che non può salire sul taxi perché pesa più di 80 kg. Ma in che mondo viviamo?
La donna comunque è inarrestabile: se il bagaglio pesa più di 10 kg, mette a dieta pure lui. E via, giù a scegliere nuovamente cosa lasciare a casa e cosa portarsi dietro. 

Il dilemma-valigia non finisce mai, perché, a parte il panico che ci assale di fronte al nastro trasportatore in attesa dell'arrivo del bagaglio, c'è la questione del ritorno a casa con i souvenir. 
I souvenir che le donne acquistano compulsivamente sono la prova che qualcuno, mentre ci installava il senso della logica, ci ha voluto fare un brutto scherzo. 
Una donna non compra il portachiavi di Venezia. No. Lei si compra la versione in scala 1:1 di una gondola, in titanio ovviamente. E poi quando deve tornare a casa si chiede come fare per trasportare questo oggetto utilissimo verso il focolare domestico.
Allora scatta il lampo di genio. Infilare tutti i vestiti (preferibilmente sporchi) nel fetido borsone da pallone di lui (v. sopra). Ma come potranno entrare tutti i vestiti che si è portata dietro in una borsa già mezza piena (o mezza vuota, scegliete voi)? Semplice: non ci entrano. 
E allora? Allora, quelli che non ci entrano si mettono addosso.

Ho visto donne all'aeroporto con due piumini a Ferragosto. Donne che sono passate sotto il metal detector con gli sci ai piedi. Donne che avevano infilato 10 borse l'una dentro l'altra a mo' di matrioska. Tutto questo per portare a casa una gondola in titanio. Che pena.

Ebbene, care giovani marmotte, mi dispiace dirvi che nonostante gli sforzi non siamo riuscite a venire a capo del problema-bagaglio, e che esso resterà per sempre un mistero irrisolvibile e buio. 

Buio come la mente di quel pubblicitario menomato che ha infilato un Brad Pitt con evidenti problemi di igiene personale nella pubblicità dello Chanel n.5.






mercoledì 7 novembre 2012

La differenza tra te e me

Mi sento ispirata dalla rielezione di Obama, questo signore che nero nero e zitto zitto si è infilato alla Casa Bianca  (con tanto di moglie ben vestita e figlie fan degli One Direction) e sembra non voler mollare più, con grande giubilo del mondo intero. 

Ebbene, oggi si parla di politica. Anzi, meglio: oggi scenderò in campo per propormi come prossimo ministro delle pari opportunità. 



*musica trionfale*


Anzitutto, ritengo opportuno elencare le enormi disuguaglianze che caratterizzano il rapporto tra i due sessi.

*gli astanti trattengono il fiato e mi ascoltano col fiato sospeso*


La prima, rappresenta la più grave ingiustizia che le donne devono subire nel corso della loro vita: mentre noi, col passare del tempo, decadiamo impietosamente sotto il peso della forza di gravità, l'uomo "diventa affascinante". Eccheccazzo. Immergiamo i capelli nell'ammoniaca per coprire quegli orrendi filetti bianchi che spuntano sulla nostra (un tempo) chioma fluente, ci disperiamo affrontando estenuanti sedute dal parrucchiere sotto caschi progettati dalla NASA...e loro no. Loro, con i capelli brizzolati diventano più fighi. Loro, con le rughe di espressione, acquisiscono fascino. Una donna non ha le rughe di espressione, una donna ha i solchi; manco dovessimo piantare le patate sulla nostra faccia. 







L'uomo non può, ma DEVE essere peloso, pena la nomea di checca isterica. La donna no. Liscia come porcellana deve essere. E non importa se per ottenere questo risultato essa si deve torturare con cerette e rasoi con tecnologie ispirate dal museo delle torture di Volterra. Le femminucce sono tenute a non avere peli sul corpo, tanto più che questo dovere ci obbliga a cercare di avere il controllo anche sul temutissimo fenomeno della ricrescita. Si tratta di quel momento in cui sulle gambe non solo non ci puoi più giocare a curling, ma proprio non puoi manco appoggiare una mano perché i peli della ricrescita sono duri e ispidi che se il tuo fidanzato dovesse scegliere se accarezzare te o Winnie the Pooh sicuramente opterebbe per quest'ultimo.

L'uomo ha da puzzà. La donna deve spendere metà dello stipendio in creme corpo dai profumi più assurdi, dal sandalo (che poi io proprio devo ancora capire chi è il proprietario di quel sandalo da cui distillano il profumo, visto che generalmente le calzature sembrano essere prodotte in un caseificio del salentino) all'olivello spinoso. Ma che pianta è l'olivello spinoso? Fammi il profumo di cocco, vaniglia, fragola; non mi far sentire sfigata se non profumo (?) di sandali. In più, le creme sono fuori stagione tutto l'anno. D'estate, esci dalla doccia e ti devi spalmare con robe che hanno la consistenza della Nutella messa in frigorifero: alla fine, sudi più di quando sei entrata in doccia. D'inverno, tutta intirizzita, devi morire congelata. Per lo meno però muori profumata, dai.

L'uomo non deve partorire. Stop. Non aggiungo altro.

L'uomo è autorizzato a bere birra sul divano sbracato davanti alla tv. La donna al massimo può sorseggiare con grazia un tè con i biscotti alle cinque del pomeriggio davanti al caminetto; perché noi siamo signorine per bene, orsù. In questo frangente, l'uomo può fare il tifo rumorosamente (perché si sa, l'uomo sbracato davanti alla tv che beve birra guarda per forza una partita), mentre una gentil fanciulla non è autorizzata a urlare a Miranda che è una grandissima troia mentre si gode un episodio di Sex & the City.





L'uomo non ingrassa. Può mangiare chili di schifezze (anche in abbinamento alla situazione di cui sopra), ma non metterà mai su un culo da portaerei. E se prende per sbaglio uno o due chili, si dice che questo conferisce alla sua immagine un aspetto più virile. E la donna? Pfui. La donna vive una vita di stenti. Mangia cereali integrali a colazione, una costa di sedano per pranzo e una carota per cena. A volte si può concedere uno yogurt; Vitasnella ovviamente. E nonostante tutto, ingrassa. Anzi no, lievita proprio. Non parliamo poi di quelle rare occasioni in cui la pazza decide di godersi un cioccolatino. La povera disgraziata si sveglia la mattina seguente con A) un corno in mezzo alla fronte che la fa sembrare un po' un Pegaso de noantri  B) 154 buchi di cellulite in più. A cinque secondi di goduria corrispondono in modo direttamente proporzionale tre catastrofiche ore in palestra in cui la poveretta tenta invano di rimediare al danno provocato dal Ferrero Rocher. La pelle a buccia d'arancia (che detta così non sembra neanche una cosa brutta) non la abbandonerà mai più. E si paleserà specialmente nei camerini di Intimissimi, dentro i quali la malcapitata si affannerà a dare la colpa alla luce artificiale. Seh.

*applausi scroscianti*


Gentili elettori, vorrei che prendeste seriamente in considerazione la mia candidatura a Ministro delle pari opportunità, in quanto proporrò in prima istanza una lotta alle ingiustizie che ho appena elencato. 
Alle donne non importa la parità degli stipendi; non ce ne frega una mazza di avere asili nido aziendali; non ci interessa il congedo di maternità. NO. 
Vogliamo essere libere di puzzare, di essere pelose, di essere vecchie e fighe senza necessariamente essere chiamate MILF; vogliamo il diritto al rutto libero, il diritto alla cioccolata.

Donne di tutto il mondo, votatemi e se vincerò vi prometto una festa in cui ci sbronzeremo per tutta la notte con la birra dei nostri uomini. 

*le donne presenti iniziano a picchiare gli uomini*


Il giorno dopo però zitte e in palestra, eh.


venerdì 12 ottobre 2012

L'Autogrill


L'Autogrill è un luogo in cui tutti gli esseri umani devono recarsi prima o poi, oserei dire quasi una Mecca padana. La sensazione che si ha appena si varca la porta a vetri - che puntualmente pesa una tonnellata; sfido a trovare qualcuno che riesca ad entrare all'Autogrill senza assumere un'espressione da culturista al momento del sollevamento del bilanciere - è di entrare in un rifugio, in una sorta di paradiso del viaggiatore in cui ogni tipo di regola può essere infranta senza remore.

La prima cosa che ci attira all'interno di questo mondo fantastico è certamente la vetrina in cui sono esposte le cibarie, presenti in ogni declinazione possibile e immaginabile: panini al prosciutto, panini al pomodoro, panini con la cotoletta, muffin alla plastica, brioche di cartone e pizzette acquistate a un negozio dell'antiquariato. Nonostante l'infinita gamma di proposte, il viaggiatore tende a osservare a lungo il tripudio di calorie nascosto dietro un vetro per ricadere sempre sulla stessa scelta: la Rustichella. Proporrei all'Università di Pisa di fare uno studio sulla Rustichella. Anzi, se il Magnifico Rettore dell'Università in questione (sapete, sono sicura che anche lui legge il mio blog) accogliesse la mia proposta non farebbe altro che un investimento azzeccato per costruire la società di domani. Ci sarebbe da capire perché un cibo così palesemente finto attira un numero così elevato di persone: cioè, per capirci, l'uovo fritto di plastica che da piccola ho trovato incluso nella Nouvelle Cuisine aveva un sapore migliore.
Ne vendono talmente tanta, di Rustichella, che secondo me l'Autogrill ha una Marketing Division, una Production Division e una Rustichella Division. Non gli serve nient'altro.
Torniamo al nostro automobilista appena entrato in questo Eden dell'Autostrada.





Dopo avere stabilito l'obiettivo cibario della propria venuta in codesto loco ameno, egli si reca a fare la coda per il bagno a causa di quello stimolo di pipì che travolge chiunque stia viaggiando in auto. Le strade che si aprono a questo punto sono due: o sei un uomo, e allora la cosa avrà una durata media di tre minuti, o sei una donna, e lì son cazzi. I tempi di attesa di un bagno di un Autogrill per donne oscillano tra i venti e i trenta minuti; anche perché generalmente ci si ferma proprio nel momento in cui hanno appena parcheggiato tre pullman di donnine di ritorno da una gita da Padre Pio con annessa vendita di pentole. Questo tipico esemplare di genere femminile risulta particolarmente agguerrito nei contesti in cui si debba attendere in coda: dal dottore, alle poste, al banco gastronomia dell'Esselunga. Non parliamo della coda per il bagno dell'Autogrill: la femmina-da-attesa (ribattezzeremo così questo animale) ha una memoria fotografica che le permette di ricordare non solo chi stava davanti a lei, ma anche l'ordine intero della coda con annesso orario di arrivo di ognuna delle astanti.

Una volta espletate le proprie funzioni corporee, e dopo aver accuratamente evitato di lasciare la monetina di offerta alla signora che si occupa della pulizia dei bagni, l'automobilista si reca alla cassa per fare la coda (ancora) al fine di ottenere lo scontrino che fungerà come lasciapassare per accedere al paradiso della Rustichella. L'Autogrill è una scuola di vita: ti insegna che per ottenere qualsiasi cosa te la devi sudare facendo la coda ed evitando di spintonare la femmina-da-attesa (c'è anche alla coda per la cassa, sì) che ti sta davanti. 
Una volta ottenuto l'agognato bigliettino, si va al banco e (dopo la consueta coda) si ottiene la Rustichella. E' in questo momento che il cervello dell'automobilista inizia a fare le capriole: mangiando questo cibo - che deve essere per forza allucinogeno - inizia a vagare per l'area "intrattenimento" e si lascia sedurre da oggetti dall'indiscussa utilità. Ricordiamo tra essi il maialino di peluche che grugnisce ogni volta che gli si passa davanti, il portapenne a forma di tirannosauro, il mezzo metro di Kinder cioccolato e il libro "Cucina con Buddy Valastro", dove si può reperire la ricetta "tipicamente italiana" approntata dal nostro fedelissimo e "tipicamente italiano" Buddy: il pollo all'ananas in salsa di nocciole al curry.
L'automobilista quindi si fa di nuovo la sua brava coda, stavolta senza lamentarsi in quanto sa benissimo che sta acquistando delle stronzate, pertanto è meglio cercare di attirare l'attenzione il meno possibile.





Desidero dilungarmi nuovamente sulla coda che generalmente si deve affrontare alla cassa dell'Autogrill: si tratta di una coda studiata dal Maligno, in quanto palesemente ingannevole. Mi spiego meglio: ti metti in coda e davanti a te hai tre persone. "Benissimo, farò presto". SBAGLIATO. La cassiera è UNA sola e deve gestire tre casse grazie ad un evolutissimo sgabello girevole che le permette di gestire in contemporanea ben tre registratori diversi. Di  cui uno dedicato alla riscossione delle vincite dei gratta e vinci che le persone acquistano in Autogrill puntuali come si acquista il pandoro a Natale (o il panettone senza canditi, se siete dell'altra fazione).

L'automobilista, orgoglioso dei propri acquisti, esce dall'Autogrill e, dopo aver affrontato la coltre di fumo provocata dalle sigarette di tutto coloro che si adunano all'uscita a fumare come se avessero appena finito di fare l'amore, rientra nella propria auto uscendo finalmente dal trip in cui si trovava.

Apre un sacchetto, vede il maialino grugnante. Si guarda la panza, vede chiaramente che fine ha fatto la Rustichella. Apre l'altro sacchetto, vede le scorte mondiali di Tuc che ha comprato. Apre il portafogli, non ci vede niente.