venerdì 16 novembre 2012

Il manuale delle giovani marmotte

E con "giovani marmotte" intendo "giovani marmotte", non "giovani marmotti". 
Femmine. 
Donne. 
Marmotte, insomma.


Chiunque sia stato donna almeno una volta nella vita, conosce benissimo l'angoscia e la frustrazione derivanti dal dover affrontare un viaggio. Sbagliano tutti coloro che imputano questa sensazione di spaesamento al jet-lag, al cambio di abitudini alimentari, alle corse per non perdere le coincidenze. 
L'universo femminile è sempre maggiormente provato di quello maschile quando si tratta di viaggiare, e tutto ciò si può riassumere in una sola, delicata parola (consiglio alle deboli di cuore di interrompere adesso la lettura del post): VALIGIA.






Cosa mi porto? Che temperature ci saranno? Lo venderanno il dentifricio a Londra? Lo porto il Chilly a Parigi anche se non hanno il bidet? Perché "bidet" è una parola francese ma i francesi non lo usano? Siamo sicuri che il gatto non me lo passano come bagaglio a mano? E se mi si macchiano i pantaloni?

Ma non temete. Noi siamo qua per risolvere per sempre i vostri problemi.
Se stamperete questo vademecum, fare la valigia non solo non sarà più un incubo, ma diventerà un piacere.
Parola di giovane marmotta.

La prima cosa da fare è visualizzare il problema. No, cosa avete capito. Non dovete contemplare per ore la valigia!

Ripartiamo da capo.

La prima cosa da fare è comprendere il problema a fondo. Ovvero: 'ndo vado? 
Una volta che avrete capito dove vi state recando, avrete già fatto una buona scrematura del vostro armadio.
Per esempio, se state andando in settimana bianca a cosa vi servirà mai un costume da bagno?
Ah, si può prendere il sole anche sulla neve? Ok, allora nulla. Prendetelo.

Ripartiamo da capo di nuovo.

Una volta che avrete focalizzato la vostra meta, prendete solo lo stretto necessario e aggiungete qualcosa in più. Perché per esempio, non si sa mai, metti che ti trovi in Kenya proprio l'unica sera dell'anno in cui la temperatura scende sotto i 20° e non ti sei portata la felpa. Un dramma. Oppure metti che ti si bagnano i calzini proprio l'ultimo giorno, tu non hai calzini di riserva e devi camminare per Barcellona a piedi nudi dentro le sneakers. A parte le più ovvie conseguenze olfattive, quando torni a casa non puoi fare la figa e dire che hai visto milioni di cose, perché tutti ti risponderanno che in compenso sei piena di vesciche.

Seguendo questi ragionamenti, generalmente le donne si portano dietro almeno 10 capi d'abbigliamento "di scorta", che resteranno inutilizzati per tutto il viaggio. Il bagaglio medio della donna supera di almeno quattro volte quello dell'uomo. E quando il fidanzato di turno le fa notare che lui per il weekend si è portato dietro solo il suo fetido borsone da pallone a fronte delle 2 valigie + beauty case di lei, la risposta è sempre la stessa: "Sono gli asciugamani che ingombrano tantissimo".

La vera sfida poi è prendere un aereo low-cost: tutto il necessario (perché per una donna 12 maglie, 20 mutandine e 7 paia di scarpe sono necessarie) deve rientrare in pesi e misure precise, pena una multa che ti farà rimpiangere di non aver volato con un jet privato.
Per le donne, il momento del bagaglio a mano costituisce una vera e propria tortura psicologica, perché in quel momento sono costrette a scegliere cosa sono disposte a sacrificare e inviare nella stiva e cosa no. Mi spiego meglio: ognuna di noi è convinta che il bagaglio nella stiva verrà perso, dopo essere stato malmenato da quei bruti che sono addetti al carico/scarico. La diretta conseguenza è che ci portiamo in cabina tutti i nostri vestiti preferiti a mo' di copertina di Linus.

Il bagaglio a mano impone un'altra prova di coraggio: infilare tutte le nostre cremine in una miserrima bustina di plastica trasparente. Abbiamo speso milioni di euro in beauty case di Hello Kitty, e tutto si riduce inesorabilmente ad una bustina della Cuki. Che tristezza. Già lì veniamo assalite dallo sgomento. Poi c'è il travaso dei liquidi, operazione durante la quale le più agguerrite si muniscono di mini imbutini PollyPocket-size. Le più imbranate, invece, si ostinano a credere che stavolta sarà quella buona e che riusciranno senza alcun ausilio a infilare i fatidici 100 ml di prodotto in micro vasetti uscendone incolumi. La scena seguente prevede un allagamento della stanza ad opera del tonico/struccante 2 in 1/ sangue di drago.






Dopodiché, a complicare ulteriormente il già delicato rapporto con la bilancia, arriva il momento di pesare la valigia. Che mancanza di sensibilità: questa è discriminazione! Una povera valigia non può entrare in aereo se supera i 10 kg. E' come dire a Gerry Scotti che non può salire sul taxi perché pesa più di 80 kg. Ma in che mondo viviamo?
La donna comunque è inarrestabile: se il bagaglio pesa più di 10 kg, mette a dieta pure lui. E via, giù a scegliere nuovamente cosa lasciare a casa e cosa portarsi dietro. 

Il dilemma-valigia non finisce mai, perché, a parte il panico che ci assale di fronte al nastro trasportatore in attesa dell'arrivo del bagaglio, c'è la questione del ritorno a casa con i souvenir. 
I souvenir che le donne acquistano compulsivamente sono la prova che qualcuno, mentre ci installava il senso della logica, ci ha voluto fare un brutto scherzo. 
Una donna non compra il portachiavi di Venezia. No. Lei si compra la versione in scala 1:1 di una gondola, in titanio ovviamente. E poi quando deve tornare a casa si chiede come fare per trasportare questo oggetto utilissimo verso il focolare domestico.
Allora scatta il lampo di genio. Infilare tutti i vestiti (preferibilmente sporchi) nel fetido borsone da pallone di lui (v. sopra). Ma come potranno entrare tutti i vestiti che si è portata dietro in una borsa già mezza piena (o mezza vuota, scegliete voi)? Semplice: non ci entrano. 
E allora? Allora, quelli che non ci entrano si mettono addosso.

Ho visto donne all'aeroporto con due piumini a Ferragosto. Donne che sono passate sotto il metal detector con gli sci ai piedi. Donne che avevano infilato 10 borse l'una dentro l'altra a mo' di matrioska. Tutto questo per portare a casa una gondola in titanio. Che pena.

Ebbene, care giovani marmotte, mi dispiace dirvi che nonostante gli sforzi non siamo riuscite a venire a capo del problema-bagaglio, e che esso resterà per sempre un mistero irrisolvibile e buio. 

Buio come la mente di quel pubblicitario menomato che ha infilato un Brad Pitt con evidenti problemi di igiene personale nella pubblicità dello Chanel n.5.






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