venerdì 7 giugno 2013

La Chatte is back!

Chiedo venia, chiedo venia, chiedo venia.
Mi prostato ai vostri piedi.
La Chatte è stata impegnata in questo periodo. La Chatte aveva il vuoto mentale. La Chatte era senza ispirazione.
Però voi in giro dite che ero in una clinica privata a disintossicarmi, che fa figo.

Finalmente non ho nuovamente nulla da fare, e posso tornare ad occuparmi del blog.
Anche se ho un po' fretta, perché è venerdì. Stasera devo uscire. Devo prepararmi. Fisicamente, psicologicamente e logisticamente.

Perché voi che vivete in Italia non potete capire quanto sia difficile affrontare un fine settimana in Versilia, specialmente se accompagnato dalle prime brezze estive che tanto piacciono ai turisti di Milano.

(A proposito, se mi leggete da Milano: piove, non state a venire)

Un venerdì sera da Chatte inizia di solito alle 17.00: la prima fase da affrontare è la temibile, dolorosissima, sacrifichevolissima ceretta. Fai-da-te, ovviamente, così risparmio e con i soldi di una ceretta (30,00 €) mi ci pago un bicchiere di Tavernello in centro a Forte dei Marmi.
Dapprima l'ingannevole cera scalda languidamente i tuoi polpacci, in modo da portarti a credere che "stavolta non farà male".
Poi c'è il conto alla rovescia prima dello strappo.
5...4...3...2...2,5...2.2....1..
No aspetta cambio canzone sull'Ipod.
Dicevamo
5...4...3...2...2,5...2.2....1..
Mamma il gatto vuole mangiare!
Insomma 
5...4...3...2...2,5...2.2....1..
STRAP.

Il male. Il dolore unico. 
Le donne hanno una soglia più alta del dolore rispetto agli uomini, si sa, ma non è per sopportare il parto, sciocchi! E' che altrimenti non riusciremmo a fare la ceretta.
Tralascio la zona inguinale, sappiate solo che in quel momento di solito Bibbia e Vecchia Fattoria si mischiano allegramente nella mia bocca producendo combinazioni zoo-blasfeme talvolta piuttosto divertenti.

La prima fase è andata.





Seguono i consueti 50 minuti di doccia che manco fossi uscita da scavare il carbone in una miniera belga.
Olio sulle gambe doloranti per la ceretta, che nel frattempo iniziano a presentare puntini rossi che la pimpa a confronto si può anche scansare.

Lo smalto. 
Si tratta di una scelta da non sottovalutare. Il colore delle nostre unghie riflette il nostro umore, le nostre aspettative, le nostre intenzioni.

Lo smalto nero è quello da sindrome pre-mestruale.
Se invece vi trovate davanti una ragazza con le unghie laccate di rosso, comprate una scatolina di Viagra per sicurezza.
Se le unghie sono color pastello, la ragazza vuole giocare; comprate il Viagra.
Se le unghie sono gialle, si tratta di Sindrome da Titti e Silvestro: lei vi sfuggirà ma poi alla fine si lascerà prendere. Comprate il Viagra.

Insomma, noi donne abbiamo una rosa molto vasta di aspettative per potenziali finali di serata. Se saprete interpretare il colore dello smalto, metà del gioco sarà fatto.

Io generalmente lo metto color Burgundy (che per chi non è fescion bloggher corrisponde all'antico e obsoleto Bordeaux), che è quello che asciuga prima, non so per quale oscura ragione.

L'asciugatura + messa in piega del capello richiede 40 minuti buoni buoni, perché a Forte se esci con i capelli leggermente fuori posto sei un PORACCIO e non puoi entrare in CAPANNA.

La fase peggiore è la scelta dell'abito. Perché noi donne non abbiamo niente da metterci. 
Tutto ci sta male.
Sembra che nei camerini dove andiamo noi a provare le cose abbiano messo gli specchi deformanti del luna park.
E se poi abbiamo freddo?
E se poi abbiamo caldo?
Un dilemma che impiega almeno un'ora.
Alla fine ci mettiamo sempre il solito tubino nero, credendoci Chanel; in realtà sembriamo proprio un tubo Innocenti. Altro che petite robe noire.

Make up copri-vergogne: 50 minuti.

Noleggiare una gru per salire sui tacchi 14 cm.
Mettere le ballerine in macchina, perché tanto a metà serata cadremo/ci faranno male i piedi.

Andare a fare l'aperitivo.
La cena.
La bevuta dopo cena.
Perdere il senso della dignità.
Mandare a puttane 5 ore di preparativi in 5 minuti iniziando a ballare Ai Se Eu Te Pego sul Viale a Mare agitandosi più del dovuto.

Aspettare che il fidanzato (che da oggi sarà lo Chattino - si legge "sciattino" ma non è un'offesa) ci venga a recuperare per portarci finalmente nel letto e salvare quel briciolo di reputazione che ci è rimasto.

Toccare il letto e addormentarsi in due minuti che manco Giucas Casella con l'ipnosi.
Lasciare lo Chattino con un palmo di naso.
Risvegliarsi il sabato mattina e chiedersi il perché di tutto questo.

Perché mettere i 14 cm se poi dopo un'ora abbiamo le ballerine?
Perché truccarsi se tanto poi si perde il controllo della muscolatura facciale?
Perché buttare ore a decidere come vestirsi, se poi non cerchiamo altro che qualcuno che ci spogli?

La risposta a tutto questo è una sola, ma la detiene Jerry Calà in una teca costruita dopo aver girato Sapore di Mare. 
Quindi non lo so.
Ma lo faccio.




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