Ed ecco, dopo aver parlato nientepopodimenoche delle forcine
per capelli, in questo mio secondo post affronterò un secondo tema che sarà
molto, molto più intimo. E quando dico “intimo”, lo intendo nel vero senso
della parola: vi esporrò ora la mia Théorie
de le Lingerie, detta anche la Teoria
delle Mutande.
Sembra una stupidaggine, ma sono fermamente convinta che su
Cioè tutti quei test sulla personalità (ammettetelo che lo avete fatto anche
voi “dimmi cosa mangi e ti dirò come baci”!!) siano stati praticamente inutili,
a fronte dell’importanza che la biancheria intima assume quando si tratta di
determinare l’umore di chi la indossa o la sua personalità. Potrei andare in
giro a tirare giù i pantaloni alla gente e capire in due secondi come sono
fatti (nooooooo, non siate maliziosi!!!!!).
Io lo vedo proprio: quando devo decidere che mutande
indossare – preciso che i miei tempi di vestizione si aggirano sui 20 minuti
circa MINIMO – sono influenzata da morire da come mi sento, che mi piaccia o
no. Ci sono quei giorni in cui mi sento una ciofeca, e allora tiro fuori quel
perizoma con la mucca che fa le indagini con la lente di ingrandimento (ce l’ho
davvero). Ci sono poi dei giorni in cui mi sento super-faiga e mi metto il
babydoll di Intimissimi con tutti i pendentini brillosi.
Insomma, non credete a tutti quelli che vi dicono che il
vostro umore e la vostra personalità sono influenzati dalla luna, dal segno
zodiacale o da altre schifezze: credete a me, io vi dico che le vostre
giornate possono cambiare a seconda delle mutande che vi mettete.
Certo, le case che producono questi malefici orpelli ci
mettono del loro a farci essere incazzose tutto il giorno. Eh sì: prima quando
vi parlavo del mio favoloso babydoll pendentinoso ho trascurato un aspetto
fondamentale. Indossare biancheria intima prevede infatti due fasi:
a -
La PROIEZIONE di come staremo con addosso quei
cosi
b - La DURA REALTA’. Questa fase assume talvolta il
nome di momento salamino legato troppo
stretto.
La fase B spesso comporta diverse conseguenze, tra cui:
- Allineamento dell’umore con quello del resto dei
giorni, in cui ti senti un cesso;
- Decisioni subitanee ed estemporanee a proposito
di diete drastiche e abolizione del carboidrato (decisioni poi disattese nel
giro di due minuti, quando arriva il magico-vestitino-che-si-allarga-nei-punti-giusti);
- Falò improvvisati con i cataloghi della casa
produttrice degli strumenti di tortura psicologica;
- Telefonate a Vanna Marchi con richiesta di
liberazione dal malocchio perché “non-mangio-nulla-come-ho-fatto-a-ingrassare”
(in cui “nulla”=piadine, cheesecake, tonnellate di pizza).
Insomma, cari maschietti, questo è quello che dobbiamo
affrontare ogni volta che apriamo il cassetto delle mutande. Poi chi edetici
perché siamo nervose.
PS: Dato che ci sei Vanna, trasferisci il mio malocchio sul
mio ex, quello cretino. Ah ce n’è più di uno? Allora provvedi a distribuire
equamente il tutto. Grazie.
ahahahahah. Mi fai morire!Penso allora di essere un caso patologico..tutte le mie mutande sono uguali!!stesso modello e stesso colore (tutte nere)!ahahahahah
RispondiEliminaEvidentemente hai trovato il tuo equilibrio grazie a queste mutande. Complimenti. ;)
RispondiElimina