venerdì 30 novembre 2012

Donna (al) volante

Il codice della strada ha un linguaggio unico nel suo genere: mentre per lo più, parlando in generale, ci si esprime al maschile nel caso in cui non si sappia se chi ha compiuto un'azione fosse uomo o donna, nel codice della strada il criterio di scelta del genere è molto più complesso. In generale, anche lì ci si esprime al maschile, ma appena si nota qualcuno che sta contravvenendo alle norme di circolazione scatta immediatamente un "Ma guarda 'sta cretina!" / "Anvedi 'sta troia!" automatico.

Chi guida male è PER FORZA una donna.

Il rapporto della donna col volante è molto complesso...come tutti gli altri rapporti del resto. Una donna non riesce a relazionarsi in modo tranquillo con nulla: il cibo, i vestiti, il fidanzato, il gatto. Oddio, forse col gatto sì. Però con tutte le altre cose (e da notare che tra le "cose" si intende anche il fidanzato) non riusciamo a convivere normalmente. La catastrofe, però, si palesa appena una donna si mette a guidare.
Vicky Piria rappresenta una gloriosa eccezione nell'universo delle donne: guardatela, è figa e sa anche guidare. Speriamo che almeno non sappia cucinare. 



Una donna si siede al posto di guida e, prima di ogni altra cosa, aggiusta gli specchietti. No no, non per vedere meglio se dietro la stanno inseguendo dei narcotrafficanti o un cammello scappato dal circo. Una donna prima di partire deve specchiarsi per vedere anzitutto se ha dei pezzetti di rucola incastrati tra i denti (un buon motivo per mangiare solo Nutella, che va giù zitta zitta e non ti si incastra nel Traforo del Frejus tra gli incisivi), poi se il rimmel è a posto. Già. 
Cosa c'è di più importante? 
La propria sicurezza? 
Avere una buona visuale? 
NEIN. 
La cosa importante è avere il trucco a posto.
Non sottovalutate l'importanza del make up: se ad esempio ci ferma una pattuglia mentre stiamo spettegolando al cellulare pettinandoci con la mano che rimane libera, la strategia di noi femmine prevede uno sguardo languido della serie "mi scusi ma non lo sapevo"; è OVVIO che se abbiamo il rimmel a posto lo sguardo languido ne trarrà un immenso beneficio.

Nella funesta prospettiva che ci fermi una viglilessa, manco ci proviamo ad adottare una delle tante strategie alternative allo sguardo da patata lessa - tra le strategie alternative vorrei annoverare la famosa "Non ho la cintura perché ho il ciclo/sono incinta"; "I fari sono spenti perché mi hanno trapiantato le cornee del mio gatto morto e riesco a verderci al buio"; "La patente non l'ho presa perché non entrava nella pochette" - perché è ormai assodato che tutte le vigilesse sono intransigenti. Pfui. Forse semplicemente non sono sessualmente corruttibili...no? Beata ingenuità maschile. 




Bene, dopo aver controllato che nel caso in cui facessimo un incidente mortale potremmo essere gloriosamente seppellite col correttore, portando i nostri brufoli segreti nella tomba, giriamo la chiave e premiamo la frizione.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
LA FRIZIONE.
Un pedale la cui fondamentale utilità sfugge a tutte noi, che comunque per sicurezza la premiamo sempre. 
Dobbiamo scalare la marcia? Giù la frizione.
Curviamo? Giù la frizione.
Stiamo partendo? Teniamo giù la frizione per un periodo X. La nostra magnanimità ha fatto sì che trovassimo un ruolo anche a questo inutile e bistrattato accessorio dell'auto (sì, avete letto bene, accessorio; io tra un'auto senza portarossetti e un'auto senza frizione sceglierei quest'ultima senza pensarci due volte). La frizione serve per passare il tempo. Perché guidare è noioso, e allora ogni tanto buttiamo giù la frizione e usciamo dalla monotonia.

Tra una frizione e una curva a 90 km/h in seconda, la strada scorre sotto i nostri pneumatici e ci sentiamo pilote sulla Route 66. Finché arriva lei: la partenza in salita.

Ferme a un semaforo, attendiamo l'arrivo del verde con un sudore che manco alle 9.59 del giorno in cui H&M lancia le limited edition. Le mani tremano. Non riconosciamo più i pedali (ma chi ha pensato di metterne TRE????). Ci guardiamo attorno nella speranza che un'anima pia ci regali uno sguardo di carità. Preghiamo che non si fermi nessuno dietro a noi per evitare spiacevoli strombazzate.
Ed ecco il momento. Scatta il verde e tutto scorre velocemente.
Se a un semaforo normale le auto in coda davanti a noi impiegano secoli per ripartire, in salita no: sembra che le auto volino, che la gravità si annulli di fronte a un led verde. Ovviamente non per noi. Ma ecco che si rivela in tutta la sua utilità: lei è nostra amica, e ce lo dimostra nel momento del bisogno...santa frizione!!!! La bruciamo, ma grazie a lei scongiuriamo un tamponamento a catena provocato dall'auto che sta in cima alla fila.

Vaghiamo ancora un po', sbagliamo le strade, ignoriamo le rotonde. Ma tutto va bene.
Ricordiamoci però di una cosa: prima o poi dovremo parcheggiare. E qui si rivela tutta la donnità che ci caratterizza. NON SAPPIAMO PARCHEGGIARE. Un parcheggio fatto da una donna si riconosce subito, esattamente come le impronte di tirannosauro nella lava che abbiamo imparato a riconoscere grazie a Quark.
Le tempistiche medie di parcheggio si aggirano sui 20 minuti. Ecco perché arriviamo in ritardo: noi partiamo puntuali, però poi parcheggiamo; è lì che ci giochiamo la puntualità.
E non diteci che ora con i sensori di parcheggio la vita è più facile, perché quel "bipbip" ci innervosisce e ci manda in ansia da prestazione. 
Gli specchietti manco li contempliamo.
Intuiamo dove si trova il parcheggio e ci regoliamo di conseguenza.



Usciamo dall'esperienza di guida trafelate, affrante, certe di aver collezionato almeno 5 multe.
Poi ci giriamo verso il marciapiede, e vediamo la coda di uomini davanti alla Snai prima delle partite. Forse, c'è chi e messo peggio.



3 commenti:

  1. ciao bello il tuo blog!!mi piace il tuo stile...!
    Mi fa piacere se mi fai sapere cosa ne pensi del mio blog!!
    Grazie..kiss kiss
    http://eccentricvintage.blogspot.it/

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    1. Grazie per il complimento! Farò un salto da te! Ciao ciao :)

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